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Ludoteca di Torangius, servono altri 400mila euro

Ludoteca di Torangius, servono altri 400mila euro

Saranno gli uffici a verificare se, alla conclusione del cantiere, ci saranno le condizioni per la riapertura di una parte del centro di aggregazione o se serviranno ulteriori risorse per garantire le condizioni minime di utilizzabilità

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Oristano I lavori stanno per concludersi, forse termineranno a ottobre, ma sulla riapertura della ludoteca di Torangius chiusa dal 2017 non ci sono certezze. Saranno gli uffici a verificare se, alla conclusione del cantiere, ci saranno le condizioni per la riapertura di una parte del centro di aggregazione o se serviranno ulteriori risorse per garantire le condizioni minime di utilizzabilità. Nel mezzo del quartiere più popoloso e popolare della città, l'edificio che per anni ha ospitato tantissimi bambini oristanesi è l'ennesimo monumento cittadino all'incuria e agli errori progettuali. Ora, grazie a due finanziamenti da 330 mila e 160 mila euro reperiti dall'amministrazione Lutzu, è in corso di risoluzione il problema principale della struttura, quello legato alle infiltrazioni di acqua dal tetto. Un passaggio fondamentale, ma basterà per garantire la riapertura della struttura nei prossimi mesi? Garantisce l'impegno dell'amministrazione la presidente della commissione Servizi sociali Carmen Murru: «È stato fatto un buon lavoro sinora, il cantiere sta per concludersi e l'edificio è irriconoscibile rispetto alla situazione disastrosa di qualche anno fa. Ora ci sarà l'impegno di tutta l'amministrazione per trovare le risorse necessarie a completare tutti i lavori». L'occasione per fare il punto della situazione è stata il sopralluogo della commissione presieduta da Murru e composta da Francesco Pinna, Roberto Pisanu, Francesca Marchi e Giuseppe Obinu. I commissari hanno ascoltato la relazione dell'ingegnere del Comune Stefano Lochi, che ha ricordato la travagliata storia della struttura. Ideato sul finire degli anni Novanta per ospitare il primo servizio di ludoteca della città, il fabbricato è stato realizzato attraverso una collaborazione fra l'ente locale e l'allora Istituto autonomo per le case popolari e costò qualcosa come un miliardo di lire. Una struttura all'avanguardia, ma con parecchi difetti: soprattutto nel tetto, dove l'accumulo di acqua piovana ha creato gravi danni. Ora, con il finanziamento da 330 mila euro, l'ente locale è riuscito a mettere in sicurezza la copertura. L'altro progetto da 160 mila euro è invece servito per sostituire i pavimenti, gli intonaci e gli infissi danneggiati dall'umidità. Le risorse non sono però state sufficienti a intervenire in tutto l'edificio: alcune parti al piano superiore e sul retro potrebbero restar chiuse o essere sistemate provvisoriamente. Perché la struttura possa finalmente dirsi conclusa, un lustro dopo la posa della prima pietra, serve però un ulteriore sforzo. Lo dicono i progettisti nella loro relazione tecnica, in cui spiegano che è necessario rivedere completamente l'impianto di condizionamento. Bisognerebbe poi pensare all'esterno: la recinzione è composta da pali attraverso cui un bimbo piccolo può passare agevolmente e va rifatta, così come è necessaria l'illuminazione esterna e la piantumazione di nuovi alberi. Secondo i progettisti, servono altri 400 mila euro. (dav.pi.)

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