A Seneghe il quadro-gioiello di Mauro Ferreri
Piccolo tesoro nella chiesa campestre
Seneghe C’è un piccolo tesoro dell’arte contemporanea nella chiesetta campestre intitolata a Santa Maria della Rosa e Santa Elisabetta, i cui festeggiamenti si sono appena conclusi, con piena soddisfazione degli organizzatori e dei cittadini. Si tratta di un dipinto, olio su tela, dimensioni 160x135, raffigurante la Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, incinta di Giovanni Battista, realizzato dall’artista oristanese Mauro Ferreri, deceduto nel 2013 a 56 anni. Il dipinto si trova nel lato destro, all’ingresso della chiesa.
Molti fedeli si fermano ad ammirarlo durante le novene e per tutto il periodo delle celebrazioni liturgiche, pochi però conoscono la storia del quadro. Una storia che porta indietro le lancette del tempo, fino al 2010, quando a organizzare la festa di Santa Maria della Rosa, il titolo con il quale i seneghesi venerano la madre di Gesù, furono i giovani nati nel 1960, con Rosella Catzeddu a Capo dei 25 “levai” che collaborarono con lei. A ricordarlo c’è una targa celebrativa che recita: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Sono le parole che precedono il canto del Magnificat, la preghiera mariana più conosciuta.
Mauro Ferreri era un artista poliedrico, capace di spaziare nei vari campi dell’arte senza difficoltà, fosse la pittura, nella quale eccelleva, o il teatro. Di Oristano, la sua città, Ferreri amava la cultura e le tradizioni: la Sartiglia su tutte; manifestazione che lo vedeva sempre presente nelle vesti di tamburino. Un tesoro, dunque, quello lasciato da Mauro Ferreri alla comunità seneghese nel dipinto che mostra le due Sante in primo piano, con Maria incoronata recante una rosa gialla nella mano destra e Elisabetta, anch’essa incoronata, la cui gravidanza è evidente, nell’atto di salutare la madre di Gesù. Sotto i loro piedi, un tappeto di fiori terminante davanti all’ingresso del tempio sacro. La chiesetta, che i seneghesi conoscono come santa Maria, un tempo era ubicata all’esterno del centro urbano. Lo stile è a croce latina e, probabilmente, la sua edificazione risale al XIII secolo.
Ferreri per realizzare l’opera si è avvalso soltanto di alcune fotografie della chiesa, delle statue e del paesaggio circostante. Nel suo sagrato, i cavalieri seneghesi si cimentano in un’ardia difficile e spettacolare, corsa in uno spazio breve e stretto, ché impedisce ai cavalli di correre liberamente, per l’ammirazione e l’entusiasmo delle centinaia di visitatori che affollano l’area in cui si svolge.
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