La Nuova Sardegna

Oristano

La sentenza

Comune di Ghilarza condannato: pagherà 100mila euro per la casa di riposo

di Maria Antonietta Cossu

	La casa di riposo Angelino Licheri a Ghilarza
La casa di riposo Angelino Licheri a Ghilarza

Si è concluso il contenzioso con la cooperativa Insieme si può di Milis per la gestione di alcuni mesi del 2017. Accuse alla precedente giunta che non ha accantonato la cifra e ora c’è un buco in bilancio

01 novembre 2023
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Ghilarza Il tribunale ha condannato il Comune a pagare 86mila euro di arretrati e 14mila euro di spese di lite alla cooperativa sociale Insieme si può di Milis, mettendo fine al contenzioso sulla casa di riposo che si trascinava da cinque anni. Se il verdetto non è giunto del tutto inaspettato, pesano le responsabilità contestate all’ente locale, accusato dal giudice di aver conseguito un «arricchimento senza giusta causa per effetto delle prestazioni rese dall’ex gestore della struttura socio-assistenziale da maggio a giugno 2017». La vicenda legale ha avuto strascichi in consiglio comunale, riunito martedì in sessione straordinaria urgente per approvare la destinazione di una quota dell’avanzo di amministrazione 2022 tramite la quale estinguere il debito scaturito dalla mancanza di coperture finanziarie in bilancio.

Critico il sindaco Stefano Licheri, che ha biasimato la condotta dei predecessori imputandogli ripercussioni negative che vanno al di là della sconfitta in sede dibattimentale: «Anziché premunirsi e accantonare un fondo apposito, com’è prassi per i Comuni coinvolti in una controversia legale – ha lamentato il primo cittadino –, l'amministrazione in carica all’epoca ha incassato le rette dagli utenti spendendole per altro invece di trasferirle al gestore». Altrettanto duro è stato il consigliere Giuseppe Fadda: «I soldi incassati non sono stati messi da parte e non si sa in quali capitoli siano andati a finire. Oggi ci ritroviamo noi a subire pesanti conseguenze, perché sottraiamo queste risorse ad altri interventi e opere».

Ha replicato la capogruppo di minoranza Eugenia Usai puntualizzando che si tratta di atti gestionali. Impietoso il commento del consigliere Renato Giovanetti: «Siamo di fronte a un fatto grave, che ha privato per mesi i lavoratori di uno stipendio. Non si può derubricare ad atto amministrativo se lo stesso giudice parla di illecito arricchimento». Eugenia Usai ha ribadito il concetto: «È stato un problema più che altro gestionale, un amministratore non ha competenza. La materia degli appalti è fortemente controversa e si rischia di scivolare su una buccia di banana per un nonnulla».

La vicenda si era consumata quando al timone dell’ente locale c’era la maggioranza guidata da Alessandro Defrassu, che a cavallo tra il 2016 e il 2017, si era trovata a fronteggiare la grave crisi della Casa di riposo. Insieme si può aveva traghettato la struttura fino al nuovo affidamento, quantificando le sue prestazioni in 189mila euro. Di fronte al rifiuto dell’ente di versare la somma richiesta la cooperativa si era appellata al tribunale. La giunta Defrassu si era opposta in giudizio convenendo che una compensazione fosse dovuta, ma non nella misura stabilita dalla controparte.

Il Comune, rappresentato dallo studio legale Farris e Aresti, aveva ricevuto dai legali una nota in cui si sosteneva: «La decisione apparentemente di condanna è in realtà equa e favorevole all’amministrazione, giacché la somma riconosciuta dal giudice è inferiore alle pretese originarie della controparte e pari alle sole spese vive sostenute dalla cooperativa, mentre l’ente aveva incamerato la fideiussione per un importo di 1.950 euro oltre alle rette degli ospiti che ammontano complessivamente a 69.979 euro per il periodo maggio-giugno 2017».

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