La Nuova Sardegna

Oristano

L’indagine

Tentato omicidio a Terralba, arrestato un 59enne

di Enrico Carta

	La pattuglia dei carabinieri a Terralba
La pattuglia dei carabinieri a Terralba

È accusato di aver accoltellato un compaesano il 5 dicembre scorso. Decisive la testimonianza della vittima e gli accertamenti dei carabinieri

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Terralba Pochi giorni di indagine e scatta l’arresto. Questione di donne, forse. A finire in manette per tentato omicidio e porto di coltello è il 59enne di Marrubiu Franco Porcella che il 5 dicembre scorso aveva accoltellato una persone di 44 anni di Terralba (non sono state fornite le generalità dell’arrestato che deve ancora essere sottoposto all’interrogatorio di garanzia, ndr). A effettuare l’arresto, nella serata di ieri 12 dicembre, sono stati i carabinieri della Compagnia di Oristano a seguito dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari che ha emesso il provvedimento che spedisce direttamente in carcere a Massama il presunto autore del delitto. Questioni di gelosia e donne contese, si mormora in paese, o anche semplici antipatie mai sopite e sgarbi che sono sfociati nel fatto di cronaca che poteva avere un esito ben peggiore di quello, tutto sommato non eccessivamente grave, che poi ha avuto.

Era successo tutto in una via del centro cittadino di Terralba nove giorni fa, quando una persona era stata aggredita alla luce del sole. Erano le 14 o giù di lì, quando il rivale gli si era scagliato contro. Secondo la ricostruzione dei militari dell’Arma, l’accoltellatore era piombato alle spalle della sua vittima e aveva cominciato a colpirlo con una serie di fendenti che avevano raggiunto il bersaglio provocando ferite al collo, a un braccio e all’addome. La reazione della vittima e l’immediato tentativo di sottrarsi alle coltellate avevano però evitato che la lama andasse a fondo. Dopo il controllo medico al pronto soccorso, il ferito era stato rimandato a casa con qualche punto di sutura, ma la gravità delle lesioni non è sempre determinante per stabilire anche l’entità del reato. Conta, il più delle volte, la zona del corpo in cui si cerca di colpire e la lunghezza dell’arma usata: il coltello a serramanico era lungo 15 centimetri e poteva ledere organi vitali.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Valerio Bagattini, avevano poi stabilito che l’aggressore avrebbe urlato contro la vittima frasi inequivocabili della propria volontà. L’assalto sarebbe avvenuto al grido di «Io ti uccido» e poi con l'intimazione di non chiedere l’aiuto delle forze dell’ordine, perché altrimenti ci sarebbero state pesanti ritorsioni.

La vittima non aveva certo dato ascolto al suo aggressore e aveva immediatamente chiesto l’intervento dei carabinieri, fornendo anche tutte le indicazioni utili per poter rintracciare l’accoltellatore. Pochi minuti più tardi, durante una perquisizione nella casa del sospettato, era stato rinvenuto anche il coltello che, probabilmente, era stato usato per colpire il rivale, arma che aveva ancora la lama sporca verosimilmente di sangue. È un aspetto che verrà chiarito dalle analisi che saranno effettuate e che diventeranno parte integrante dell’indagine che non è ancora terminata. Per il momento tutti gli altri riscontri e gli altri elementi raccolti sono stati sufficienti per convincere il giudice a emettere il provvedimento di custodia cautelare in carcere.

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