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Oristano

La decisione

Fanghi e reflui dalla Puglia a Magomadas: si farà il processo

di Enrico Carta

	L'impianto Geco a Magomadas: una parte doveva smaltire i fanghi dei reflui provenienti dalla Puglia
L'impianto Geco a Magomadas: una parte doveva smaltire i fanghi dei reflui provenienti dalla Puglia

Respinta la richiesta di un’oblazione di 13.103 euro per estinguere il reato. A febbraio prima udienza contro Leonardo Galleri, rappresentante legale della ditta Geco che doveva effettuare la lavorazione e lo smaltimennto nei campi della Planargia.

18 dicembre 2023
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Magomadas Non basteranno 13.103 euro. Non sarà ammessa una multa per chiudere il caso dello smaltimento dei fanghi nell’impianto della Geco, sarà invece necessario un processo. La decisione della giudice Paola Bussu, all’udienza predibattimentale, è stata quella di respingere la richiesta della difesa di Leonardo Galleri, rappresentante legale dell’azienda che avrebbe dovuto trattare tonnellate di fanghi da depurazione provenienti dalla Puglia e unico indagato per reati ambientali. La parte dello stabilimento che doveva svolgere questo compito rimane quindi chiusa, così come rimangono sotto sequestro quelle tonnellate di prodotto arrivato in Planargia nell’estate del 2020 e mai lavorate.

La decisione porta con sé una doppia conseguenza: la più importante è la fissazione di un nuovo processo che sarà celebrato davanti alla giudice Silvia Palmas e inizierà il 26 febbraio prossimo; la seconda è che il prodotto rimane ancora sotto sequestro sino a nuovo provvedimento dell’autorità giudiziaria che, a questo punto, non potrà che arrivare a processo finito. Solo allora si stabilirà se andrà smaltito attraverso procedure particolari oppure se l’attività delle Geco potrà riprendere da dove era stata interrotta.

Nel conto bisogna però inserire un altro aspetto ed è quello del tempo che, anche nelle aule dei tribunali, è spesso tiranno: i tempi per la prescrizione, per quanto non ancora maturi, non sono poi così lontani. In ogni caso, cosa dovesse accadere nell’eventualità in cui non si arrivi a sentenza nei termini previsti, è aspetto che verrà considerato successivamente. Per ora ci si ferma al diniego dell’oblazione da 13.103 ovvero quel sistema che consente, per certi tipi di procedimenti, di estinguere il reato con il pagamento di una multa.

Nell’udienza di oggi, lunedì 18 dicembre, fissata solo per la decisione, c’è stato un fuori programma, perché gli avvocati di Leonardo Galleri, rappresentato dai legali Danilo Mattana e Alessandro Racano, avevano presentato un’ulteriore atto difensivo: alle perizie fatte in precedenza ne hanno aggiunto una nuova in cui si indicava che il prodotto sarebbe potuto essere smaltito senza procedure speciali. Una volta respinta la richiesta di oblazione, tutto il resto è venuto da sé compreso il fatto che il prodotto resti sotto sequestro, decisione accolta con estrema soddisfazione dalle parti civili: si erano costituiti il Comune di Magomadas, assistito dall’avvocato Stefano Porcu, e le amministrazioni di Flussio, Tinnura e Tresnuraghes assistite dall’avvocato Giulio Fais, alcuni privati cittadini e il Comitato Ambiente Planargia, assistiti dall’avvocata Laura Onida, e ancora l’associazione ambientalista Italia Nostra, assistita dagli avvocati Alessandro Gamberini e Giulia D’Aquila, e il Gruppo di intervento giuridico i cui diritti sono tutelati dall’avvocata Susanna Deiana.

Dopo un crescendo di proteste che avevano attirato l’attenzione sulle colline della Planargia, a oltre tre anni dall’avvio dell’indagine penale, affidata al pubblico ministero Marco De Crescenzo, e con un incidente probatorio alle spalle, arriva il momento del confronto in aula per capire se fosse lecito o meno il lavoro svolto nell’impianto che aveva iniziato ad accogliere e a trattare i fanghi poi da sversare in terreni privati come fosse concime. Secondo l’accusa la quantità massima sarebbe dovuta essere di quaranta tonnellate, ma invece ne sarebbero state gettate ben settemila.

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