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L’intervento

Sanità, istruzione e infrastrutture: la ricetta della Cisl per il rilancio della provincia di Oristano


	Alessandro Perdisci segretario provinciale della Cisl
Alessandro Perdisci segretario provinciale della Cisl

Lettera aperta del segretario del sindacato, Alessandro Perdisci. È un appello agli schieramenti politici in campo e ai singoli candidati sulle priorità per rilanciare il territorio

14 gennaio 2024
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Oristano Il momento decisivo del voto si sta avvicinando. Le elezioni regionali polarizzano l’attenzione anche del mondo sindacale e proprio oggi, domenica 14 gennaio, il segretario provinciale della Cisl, Alessandro Perdisci ha scelto di rilanciare una serie di temi in una lettera aperta a tutti i candidati dei vari schieramenti in campo. Il discorso si incentra su Oristano, sulla sua provincia, sulle emergenze mai risolte e su una serie di progetti per il futuro. La lettera è anche una sorta di modo per esprimere un auspicio di buon governo che coinvolge tutti. La pubblichiamo integralmente, partendo dalla parte introduttiva per poi addentrarci assieme al segretario della Cisl su temi specifici.

«La nostra regione si sta apprestando ad affrontare un momento molto importante legato alla rielezione del consiglio regionale e dunque dell’esecutivo che governerà la Sardegna per i prossimi cinque anni – esordisce Alessandro Perdisci –. La Cisl di Oristano intende contribuire al dibattito sui programmi delle forze politiche in previsione di questa scadenza elettorale per rafforzare il ruolo del territorio durante la prossima legislatura regionale. In questa direzione, senza pensare a una trattazione esaustiva, abbiamo voluto evidenziare alcune problematiche che riteniamo importanti per lo sviluppo del nostro territorio. È utile evidenziare che la provincia di Oristano sin dalla sua nascita sta cercando di trovare la sua identità e la sua idea di sviluppo, in un territorio che ha un grande vantaggio; ossia quello di essere un nodo intermodale naturale, una importante cerniera tra il nord ed il sud Sardegna, ma che ciononostante vive una evidente crisi economica e sociale. Da evidenziare che l’Oristanese, anche per responsabilità connesse a una debole strategia di sviluppo e di rappresentanza, in primo luogo a livello regionale, è stato oggetto di radicali interventi di razionalizzazione nei servizi pubblici e nel sistema formativo e dell’istruzione, pure da parte degli dagli istituti di credito. Riteniamo pertanto necessario che l’Oristanese si doti da un lato di uno specifico progetto di sviluppo, a partire dalle istituzioni della politica locale, e contestualmente che la Regione Sardegna inserisca questa provincia nei più generali programmi di sviluppo della Sardegna; in particolare su tre ambiti che riteniamo strategici sia per il territorio che per l’isola: sanità, istruzione e formazione, infrastrutture. Ovviamente non possiamo tralasciare il ruolo del Turismo e la valorizzazione dei beni ambientali, culturali ed archeologici nonché la valorizzazione ed il potenziamento del sistema delle zone umide, che rappresentano dal punto di vista produttivo ed ambientale un unicum in Sardegna ed in Italia. Altrettanto prioritario è un progetto di intervento specifico per i comuni minori dell’oristanese che rappresentano un patrimonio storico e di presidio territoriale, ora però in via di forte crisi demografica e purtroppo di potenziale estinzione. La stessa storia di Oristano, città capoluogo, è un patrimonio che va valorizzato sul versante della sua esperienza giudicale e per quanto ha prodotto in termini normativi e giuridici, si veda ad esempio la Carta de Logu ed ancora prima il Codice Rurale. Detto questo, come già in premessa, vogliamo brevemente approfondire alcuni aspetti emergenziali del territorio.

Sanità «La sanità oristanese – prosegue Alessandro Perdisci – non trova oramai pace da tantissimo tempo. Crediamo sia stato visibile a tutti come la pandemia abbia messo in evidenza tutta la fragilità del settore sanitario facendoci scoprire vulnerabili per l’assenza di presidi sanitari diffusi nel territorio. La loro presenza avrebbe consentito di allentare la pressione insopportabile sui reparti e sui pronto soccorso dei grandi ospedali, che invece sono strati travolti da picchi improvvisi ed intensi di domanda sanitaria, colpendo soprattutto le persone più fragili e quindi gli anziani. Inoltre le politiche dei tagli, di mancanza di personale, l’accentramento di servizi e funzioni hanno creato in Sardegna delle forti diseguaglianze tra ambiti territoriali che hanno penalizzato in maniera pesante soprattutto il territorio oristanese. È allora assolutamente necessaria una sanità pubblica che prenda in considerazione non solo i presidi ospedalieri di Oristano, Bosa, Ghilarza o i tre distretti sanitari, ma tutto il territorio, all’interno di un progetto che metta al centro, non le logiche di potere o di forza politica, ma il bene del cittadino, della comunità; potenziando la medicina territoriale, e quindi l’asse ospedale territorio domicilio, un asse che è stato smantellato negli anni da decisioni improvvide che si sono susseguite nel tempo ai vari livelli istituzionali».

Istruzione e Formazione Così Alessandro Perdisci esamina la situazione in questo speciale ambito: «La Sardegna è da oramai molto tempo in testa alle classifiche sulla dispersione scolastica e un numero crescente di Neet cioè giovani che non studiano, non lavorano e non seguono un corso di formazione. Oristano non è da meno. Siamo infatti agli ultimi posti a livello nazionale nella graduatoria riferita all’istruzione ed alla formazione, con riferimento soprattutto alle persone in possesso di almeno un diploma di istruzione secondaria, anche se abbiamo un tasso di dispersione scolastica inferiore alla media della Sardegna. Crediamo fermamente nel fatto che un maggior livello di istruzione sia una condizione imprescindibile per un territorio che vuole crescere e cercare di uscire dalla spirale di degrado demografico in cui si trova in quanto un adeguato livello di istruzione può portare una serie di risultati positivi, sia per l’individuo ma soprattutto per la società, in relazione a impieghi, salari più alti, migliori condizioni di salute, maggiore coesione sociale, maggiore produttività e crescita. Per questo motivo la scuola deve essere messa al centro delle strategie politiche ed economiche della nostra regione. È necessaria una politica forte verso le famiglie ed una attività di orientamento mirato verso i ragazzi che scelgono la scuola superiore e la facoltà universitaria. Per fare questo occorre potenziare il ruolo della scuola nelle aree interne attraverso l’abbattimento dei vincoli legati ai numeri per le istituzioni scolastiche. Nelle aree interne la scuola non ha solo un ruolo formativo ed educativo, ma permette di intensificare i rapporti tra individui e territorio, tra comunità e luoghi di appartenenza, creando un circolo vizioso e produttivo, tra potenzialità umane ed ambientali, che rappresenterebbe un importante elemento di sviluppo soprattutto in un territorio come quello oristanese a forte vocazione agricola. La disponibilità di un servizio scolastico ben distribuito nel territorio è uno dei fattori che determinano la crescita di quell’area. Così come riteniamo fondamentale che all’Università di Oristano siano garantite le risorse economiche e professionali necessarie per potenziare i programmi di studio e per poter attivare corsi di laurea che esaltino le nostre specificità. La sinergia tra Università, territorio e imprese rappresenta un valore assoluto in termini di sviluppo e realizzazione di strumenti, che consentono di presentare prodotti con contenuti di alto valore aggiunto sui mercati esigenti e globalizzati. Così come è importante riprendere in mano il discorso della formazione professionale, con processi formativi nuovi, magari pensando di collegarla alle stesse potenzialità imprenditoriali che operano nel territorio e che necessitano di forza lavoro qualificata e specializzata. A tal fine riteniamo che anche Oristano si doti un Istituto ITS, Scuola di alta tecnologia, luogo fondamentale per far incontrare istruzione, formazione e lavoro.

Infrastrutture Altro nodo cruciale su cui Alessandro Perdisci esprime le sue considerazioni: «Le infrastrutture sono il vero tallone d’Achille di questa provincia, ma anche la base fondamentale per poter affrontare una qualsiasi ipotesi di sviluppo. La Regione Sardegna, ma anche il governo nazionale, dovrebbe avviare un potenziamento delle risorse finanziarie, per le aree interne, sul versante delle infrastrutture materiali ed immateriali, tali da favorire i collegamenti delle persone, delle merci, ma anche dei dati. È evidente che un argomento del genere va a sbattere su diversi temi tra i quali quello della continuità territoriale e dell’adeguamento delle reti, con impianti oramai obsoleti. La pandemia infatti ha reso ancora più urgente e vitale la necessità di essere connessi con il resto del mondo e questa possibilità sarà sempre di più un elemento determinante per lo sviluppo di un territorio. In quest’ottica l’innovazione digitale potrebbe rappresentare per il nostro territorio un importante strumento di valorizzazione economica, sociale e culturale per combattere lo spopolamento delle zone interne dove più del 50% dei paesi sono sotto i mille abitanti».

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