La Nuova Sardegna

Oristano

La violenza

Dna, testimoni e perizie confermano gli abusi sulla bimba di otto anni a Mogorella

di Enrico Carta

	Antonino Demelas al centro durante la perquisizione dei carabinieri nel giugno del 2021 a casa sua per l'inchiesta relativa alla scomparsa della compagna Marina Castangia
Antonino Demelas al centro durante la perquisizione dei carabinieri nel giugno del 2021 a casa sua per l'inchiesta relativa alla scomparsa della compagna Marina Castangia

Sotto processo l’ex cuoco Antonino Demelas, già condannato a undici anni per rapina e a lungo indagato per omicidio per la scomparsa della compagna Marina Castangia

12 aprile 2024
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Mogorella I genitori non sapevano. Gli altri, pian piano, avevano invece intuito e segnalato che potesse esserci qualcosa che non stava andando per il verso giusto. Qualcuno aveva notato che una bambina entrava e usciva troppo spesso dalla casa di Antonino Demelas, il cuoco 71enne di Mogorella appena condannato a undici anni per una rapina commessa a Selargius alcuni anni fa e a lungo indagato per omicidio e soppressione di cadavere in seguito alla scomparsa dell’ex compagna di Cabras, Marina Castangia.

Ieri Antonino Demelas era di nuovo in aula imputato per aver violentato una bambina di nove anni. Questa accusa, tra l’altro, è stata considerata anche il movente dell’omicidio di Marina Castangia, per il quale però la procura non ha trovato le prove che cercava nella casa dell’ex cuoco, dove comunque raccolse qualche elemento che ora torna utile. Tracce di dna, le stesse che l’hanno incastrato per la rapina commessa a Selargius e per la quale è stato condannato la scorsa settimana, furono individuate e, grazie a esse, si aprì uno scenario impensabile. A queste si aggiunsero poi le intercettazioni e una perizia medica sulla bambina. È incastrando tutti questi elementi che il pubblico ministero Andrea Chelo è convinto di avere in mano tutte le prove per arrivare alla condanna dell’imputato che ha scelto di farsi processare con rito ordinario davanti al collegio del tribunale di Oristano, che ieri ha chiamato a deporre una decina di testimoni. Tra questi ci sono i carabinieri che svolsero le indagini e che incapparono in questa storia di presunti abusi sessuali mentre cercavano di sbrogliare la matassa dell’intricato e mai risolto caso della sparizione di Marina Castangia.

Che ci fosse stato un litigio tra la donna e l’ex compagno è fatto certo, visto che fu proprio il fratello di Marina Castangia a raccontarlo agli inquirenti. Non si sa se conoscesse il motivo che aveva portato i due ad allontanarsi o forse ai carabinieri lo disse, ma questi non lo divulgarono per non compromettere le indagini sulla sparizione della donna. Fatto sta che a quel punto la casa di Antonino Demelas fu riempita di cimici per le intercettazioni e, in più, tutti gli spostamenti e le frequentazioni di Antonino Demelas furono monitorate senza sosta. Tra queste destò molti sospetti il tempo che la bimba passava nella casa, sospetto che ora si è concretizzato nel processo.

Ieri, oltre ai militari dell’Arma e ai genitori, hanno deposto anche l’assistente sociale del Comune, una psicologa, la prima moglie e l’ex nuora dell’imputato. Nell’udienza a porte chiuse, le testimonianze si sono susseguite con i testimoni che hanno risposto alle domande dell’accusa e dei giudici, ma anche a quelle della parte civile, l’avvocato Davide Piasotti per la giovanissima vittima, e del difensore di Antonino Demelas, l’avvocato Mario Gusi.

È stata un’udienza lunga e i testimoni del pubblico ministero non sono ancora esauriti. Altre audizioni sono previste per il 23 maggio. A proposito dei genitori della bimba, da tempo non hanno più con loro la figlia che è ospite di una struttura per minori e che rischiano venga loro tolta la potestà genitoriale. Peraltro, le loro sono state deposizioni assistite, segno che, furono a loro volta indagati.

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