La Nuova Sardegna

Oristano

L’intervista

Michael tedesco col sangue sardo che vuole comprare la Tharros

di Paolo Camedda

	L'incontro pubblico per la Tharros
L'incontro pubblico per la Tharros

La cordata di imprenditori esce allo scoperto: «Ci siamo, ma a certe condizioni»

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Oristano Due nomi per la Tharros. Uno è legato al passato e al presente, l’altro sogna un futuro in biancorosso. Le trattative e gli incontri delle scorse settimane tra il patron Tonio Mura e chi vorrebbe da lui ricevere il testimone sono diventati fatto notorio durante la riunione pubblica, quando alcuni esponenti di una cordata di imprenditori oristanesi si è palesata dicendosi interessata a rilevare la proprietà della società. I tre rappresentanti presenti all’incontro pubblico indetto dall’attuale dirigenza per discutere del futuro, cioè Sandro Pira, portavoce dell’imprenditore sardo-tedesco al vertice del gruppo, chiamato da tutti Michele, lo stesso imprenditore e Giacomo Musu, hanno voluto fare un po’ di chiarezza sulla situazione.

Per prima cosa è stata resa nota l’identità del vertice della cordata. Michele è in realtà all’anagrafe Michael Rudowicz. Porta sul braccio un tatuaggio dei quattro mori e ci tiene a sottolineare il suo affetto per la Sardegna e i suoi legami forti con l’isola, nonostante i tanti anni trascorsi in Germania per lavoro: «Mio padre è tedesco, mentre mia madre è sarda. Nonno e nonna sono dell’Oristanese, di Terralba e Villaurbana. Ora mi sono trasferito a Oristano. Sono fortunato perché sono cresciuto dai miei nonni e grazie a loro ho imparato a parlare anche un po’ di italiano, anche se non ho fatto la scuola in Italia. Per quanto riguarda la Tharros, prima dell’incontro, avevamo incontrato alcune volte Tonio Mura e l’altra sera siamo stati tirati in ballo un po’ inaspettatamente nel corso della riunione, alla quale abbiamo partecipato perché invitati, più che altro per vedere e sentire gli interventi».

Il loro coinvolgimento sarebbe stato una mossa a sorpresa proprio dell’attuale uomo di riferimento della società: «Abbiamo capito che al momento le porte da parte sua sono chiuse e che non è disponibile». Anche Sandro Pira vuole chiarire la situazione: «Ci siamo incontrati più volte con l’attuale proprietà del club. Loro sanno tutto. Secondo noi l’assemblea non era la sede opportuna per sviluppare una trattativa commerciale. La Tharros è comunque un’azienda, prima che un cuore sportivo. Noi abbiamo ben chiaro quali saranno le cose da fare e che ci impegniamo a fare. Ci sono dati certi e dimostrabili, ma in un momento successivo. Abbiamo il personale umano e i soldi, la forza economica, per affrontare questa avventura. Il progetto è serio, ma non possiamo entrare in un direttivo, in un consiglio di amministrazione allargato dove resta l’attuale proprietà. Vogliamo portare un cambiamento, un’alternativa, sappiamo che esistono malumori».

Al di là dell’ovvia prudenza alcuni dettagli del progetto vengono comunque svelati: «Vogliamo creare un sistema con una squadra che vada in campo contenta, con i giocatori che a fine partita sorridono. Con molte più persone di oggi, sponsor, risorse fresche in campo e fuori e anche vecchie risorse che sposerebbero il nostro progetto. Gli obblighi, gli impegni, i costi, li conosciamo. Non intendiamo sminuire la proprietà attuale e il patron Tonio Mura, cui va il nostro massimo rispetto per quanto ha fatto in questi anni, ma non siamo interessati a fare qualcosa con la stessa dirigenza di oggi. Potrebbero esserci persone del gruppo che a noi sono gradite, ma non entriamo nel consiglio di amministrazione con chi oggi guida la società. Ci teniamo a chiarirlo per i tifosi, che si aspettano qualcosa di concreto, non chiacchiere». Parla anche Giacomo Musu, altro componente della cordata, che conclude: «Abbiamo in testa un progetto serio, simile a quello che porta avanti il Taloro Gavoi, squadra che da 25 anni disputa il campionato di Eccellenza e che riteniamo essere quello più adatto per la Tharros. Se un domani dovessimo rilevare il club vogliamo essere una società trasparente, con riunioni ogni mese e bilanci chiari, avvicinare la gente e riportarla allo stadio».

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