Aeroporto di Fenosu in stallo, la Regione prova a dare la svolta
Dopo otto anni di gestione privata, il Partito democratico chiede dei cambiamenti alla maggioranza
Oristano Dopo otto anni di silenzio assordante, in cui l’aeroporto di Fenosu è rimasto un cimitero di promesse mancate e investimenti pubblici andati in fumo, il Partito Democratico rompe gli indugi e punta il dito contro l’inerzia. La questione dello scalo oristanese, un buco nero da sei milioni di euro e un potenziale strategico mai sfruttato, torna finalmente al centro del dibattito politico grazie all’iniziativa del presidente della commissione alle Attività produttive Antonio Solinas che ha richiesto un incontro formale all’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Manca, per affrontare la situazione dello scalo, oggi inattivo nonostante la presenza di una concessione ventennale.
«La Regione si è chiamata fuori e il risultato è sotto gli occhi di tutti: otto anni di nulla. Ora serve un'assunzione di responsabilità, non possiamo più girarci dall’altra parte». Un'accusa pesante, quella lanciata da Solinas che evidenzia la completa assenza di una visione e di un impegno concreto da parte dell’amministrazione regionale uscente targata Christian Solinas. Il Pd chiede un cambio di rotta: «Non più promesse vuote, ma un progetto credibile, realistico e funzionale, costruito sul coinvolgimento del territorio e delle forze produttive – dice Solinas –. La gestione attuale e la concessione ventennale, che lega Fenosu a un destino di immobilità, devono essere affrontate senza ambiguità. L’aeroporto, se ripensato e riorganizzato, può e deve diventare una risorsa concreta e strategica per l’economia locale, non un monumento al fallimento».
Quella dello scalo oristanese è una la storia diventata in fretta da sogno a incubo. La società di gestione Sogeaor, dopo aver realizzato la struttura, tentò i primi voli nel 2010 che però dopo un’iniziale entusiasmo da parte dell’utenza, non si rivelarono poi così strategici. Durarono appena sei mesi, stroncati da problemi economici che portarono a un passivo mostruoso. La società, con un debito di circa sei milioni di euro, fu messa in liquidazione. Il concordato preventivo, approvato dai creditori, evitò il fallimento solo grazie all’intervento di nuova finanza pubblica: Provincia, Comune, Camera di Commercio, Regione, Sfirs e Consorzio Industriale. Una volta risanata, la società fu messa in vendita. Qui iniziò la saga della privatizzazione. La Camera di Commercio cedette la sua quota ad Aeronike, mentre gli altri soci pubblici vendettero a Fenair, società partecipata da Aeronike con l’80 per cento e Distretto Aerospaziale della Sardegna con il 20 percento restante delle quote. Successivamente, Aeronike rilevò la quota del Dass, diventando di fatto l’unico socio di Fenair.
Dietro Aeronike e Fenair un solo nome: Riccardo Faticoni, che divenne così l’unico socio di Sogeaor. Nonostante il controllo totale, Faticoni non disponeva delle risorse per revocare la liquidazione e far ripartire l’aeroporto che è rimasto una cattedrale nel deserto. Solo nel settembre 2020, con l’intervento finanziario di Cristiano Rufini (che, tramite la sua società Fenix, acquisì il 25 per cento delle quote con un apporto di 150mila euro), si evitò il fallimento e si revocò finalmente la liquidazione. A quel punto fu nominato un consiglio di amministrazione con lo stesso Riccardo Faticoni presidente, Alberto Annis che era uno dei precedenti liquidatori come vice e Cristiano Rufini come consigliere. Per concludere il quadro, il 4 agosto 2021, Alberto Annis divenne socio con una quota del 2 per cento. Attualmente, la torta è divisa tra Aeronike (6,29 percento), Fenair (66,71), Fenix (25) e Alberto Annis (2). In pratica, Faticoni controlla la società con un solido 73 percento.
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