La Nuova Sardegna

Oristano

Le tradizioni

La prima pandela racconta l’Ardia a piedi: «Non credevo di emozionarmi così tanto»

di Maria Antonietta Cossu

	Un momento dell'Ardia a piedi (servizio fotografico di Francesco Pinna)
Un momento dell'Ardia a piedi (servizio fotografico di Francesco Pinna)

Tantissimi corridori hanno emulato i cavalieri nel nome di San Costantino

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Sedilo Il sole è già alto quando una raffica di spari squarcia il cielo sopra Su Fronte Mannu sollevando piccole nuvole di fumo sulle teste dei fucilieri. Uomini, donne e bambini accaldati, stanchi ma radiosi, si raccolgono in preghiera volgendo gli sguardi al santuario per l’ultima preghiera prima di voltare le spalle e dirigersi in paese formulando un auspicio che rimbalza rapidamente di bocca in bocca: «A atteros annos». Il popolo di San Costantino ha professato la sua fede. L’Ardia a piedi (il video) è giunta al suo epilogo e con essa le manifestazioni più dirompenti della liturgia dedicata al santo bizantino, che avrà una coda a fine agosto con le novene. La domenica dell’Ottava è cominciata presto per i sedilesi, svegliati intorno alle 6.30 dalle prime fucilate esplose in aria. Le vie si sono animate e la concitazione è salita con il passare dei minuti, fino a quando una vasta folla si è radunata nella piazza parrocchiale per la cerimonia di consegna e la benedizione dei vessilli. Pochi istanti dopo il corteo si è messo in marcia verso il santuario annunciato dagli spari a salve e dalle marce della banda.

Dietro le autorità religiose, civili e militari si muoveva un serpentone umano variopinto e vociante che premeva sul cordone di protezione formato dalle scorte. Davanti ai corridori procedevano al passo le tre pandelas, investite del compito più gravoso e dell'onore più alto. Il primo alfiere, Mauro Pireddu, è stato designato direttamente dal parroco per impersonare la figura di Costantino durante la processione-tributo elevata a rappresentazione della storica vittoria riportata su Massenzio e le sue truppe a Ponte Milvio nel 312 e dedicata al Dio dei cristiani per essersi rivelato in una visione attraverso il simbolo della croce. Mauro Pireddu ha voluto che ad affiancarlo nella prova attesa per 27 anni fossero gli amici di sempre: Nicola Manca, seconda bandiera, e Tonio Ledda, terza. Hanno condotto la corsa con eleganza, vigore e autorevolezza. La partenza da Su Frontigheddu è stata fulminante e in pochi minuti gli alfieri hanno bruciato l’attesa di una vita. Mesi di allenamento, fiato e gambe li hanno sostenuti nella salita lunga e ripida che si erge fino al santuario, dove il terzetto di testa è arrivato con le sacre insegne intatte.

Alle loro spalle si agitavano centinaia di giovani, donne, uomini e bambini. I corridori più temerari sfidavano le scorte e i loro bastoni di ordinanza. Nella bolgia, tra gli inseguimenti e le cariche alle quattro sentinelle dei vessiliferi qualcuno ha rimediato una caduta, un livido o un’ammaccatura agli stinchi, inconvenienti che rientrano nel rituale di una manifestazione vissuta con spirito di fede e di partecipazione ma anche con leggerezza e spensieratezza. Al quinto giro votivo attorno alla chiesa lo scatto repentino di Mauro Pireddu ha rimesso nuovamente il corteo in modalità corsa. La prima pandela ha affrontato con sveltezza e disinvoltura le due pieghe a gomito della discesa a sa muredda, imitata dai gregari Nicola Manca e Tonio Ledda. Nello stesso istante le retrovie si sono lanciate nella rincorsa. La scena si è ripetuta pochi minuti dopo con il tragitto percorso in senso inverso. Quando anche gli ultimi corridori hanno guadagnato lo spiazzo dietro la chiesa il rito si è concluso.

La comunità ha sciolto il voto. Le pandelas hanno assolto al loro compito. Un debito onorato fino in fondo con una corsa prorompente, veloce e pulita. «È stato bellissimo, non credevo mi sarei emozionato in questo modo, ma ho tenuto duro», ha commentato Mauro Pireddu appena raggiunta l’ultima stazione della processione: «A Su Frontigheddu sei quasi sopraffatto da tante sensazioni, ma una volta partito dimentichi tutto. L’ultimo pensiero l’ho rivolto a San Costantino dopodiché ho corso liberamente. È andata esattamente come avevo desiderato, i miei compagni sono stati impeccabili, è valsa la pena aspettare tanto». Stravolti ma raggianti anche i comprimari. «Siamo cresciuti assieme e condividere questa esperienza è stato indescrivibile. Inoltre, la grande partecipazione ha reso quest’Ardia ancor più viva», ha detto Nicola Manca. «Prendere lo stendardo per la prima volta – ha raccontato Tonio Ledda – mi ha regalato una grande emozione, non trovo le parole per descriverla».

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