Caos sul lungomare di Torregrande, la commissione comunale vuole vedere gli atti
Il pasticcio del lungomare di Torregrande, costato milioni di euro, non è più una semplice polemica
Oristano Il pasticcio del lungomare di Torregrande, costato milioni di euro, non è più una semplice polemica, ma una crisi politica che impone un immediato chiarimento istituzionale. A disporre la convocazione urgente della commissione ai Lavori pubblici è stato il suo presidente, Giuliano Uras, dando corso alle richieste pervenute dopo giorni di polemiche feroci. L’appuntamento è per mercoledì alle 8.30, in sala giunta. All’ordine del giorno c’ è il dossier Torregrande, che la commissione intende smontare e ricostruire pezzo per pezzo: non più chiacchiere o accuse strumentali, ma solo un’analisi della documentazione progettuale per far emergere la realtà oggettiva dei fatti.
Tutto è esploso a seguito del sopralluogo della stessa Commissione, che aveva sollevato l’incredibile mancanza della predisposizione per gli allacci fognari destinati ai chioschi, opera da otto milioni di euro. Una lacuna definita dai consiglieri come una «grave dimenticanza», che avrebbe comportato nuovi scavi sulla pavimentazione appena posata. Il presidente Uras, che aveva sollevato il problema, aveva parlato di risposte insoddisfacenti e la polemica aveva immediatamente innescato l’interpellanza urgente della minoranza di centrosinistra, prima firmataria Maria Obinu, che chiedeva di conoscere le responsabilità e i tempi per sanare l’errore.
Lo scontro si è inasprito con la durissima replica dell’ufficio Tecnico. Gli ingegneri Sara Angius e Alberto Soddu, pur confermando di aver esteso la rete fognaria pubblica, hanno smentito categoricamente ogni errore progettuale o di esecuzione. Hanno sostenuto che l’onere degli allacci alle singole utenze è dei privati, non dell’ente, e che l’aver diffuso la versione contraria aveva leso la loro dignità professionale. I dirigenti non hanno escluso l’ipotesi di azioni legali, parlando di «gogna mediatica» e «versione strumentalizzata».
La reazione politica all’attacco dei dirigenti è stata immediata e compatta. I consiglieri di minoranza, guidati da Maria Obinu e Francesco Federico, hanno respinto al mittente le minacce di querele, ribadendo il loro ruolo di controllo: «Un consigliere comunale non sta diffondendo notizie, sta svolgendo il suo ruolo di verifica e controllo». Ma il caso imbarazza anche la maggioranza, dove si viaggia sottotraccia: molti concordano che la mancata comunicazione preventiva ai privati per l’allaccio sia stata un errore di buon senso che comporterà inutili disagi e oneri successivi.
