Tre medici di base in pensione nel 2026, si apre un’altra falla nella sanità
Almeno 4.500 pazienti dovranno cercare un’alternativa entro l’anno a Oristano. L’Ordine provinciale: «Situazione preoccupante»
Oristano Medici di base, la situazione nel 2026 diventerà critica anche in città a Oristano Se la distribuzione dei medici nel capoluogo era tutto sommato dimensionata al fabbisogno, restando sotto i livelli di allerta provati in questo periodo in altri territori della provincia, l’anno nuovo rischia di scombinare gli equilibri e aggiungere un ulteriore focolaio a una situazione già molto complessa. I prossimi mesi portano in dote almeno tre pensionamenti certi tra i dottori che sono attualmente in attività a Oristano, con la conseguenza che senza ambulatorio di riferimento rimarranno almeno altri 4.500 pazienti. Sono persone che allo stato attuale non sono costretti a ripiegare all’alternativa precaria offerta dall’Ascot ed evitano così di intasare il servizio di assistenza territoriale garantito dall’Asl 5 per chi non ha il medico di famiglia.
«È una situazione drammatica e molto preoccupante quella che si profila all’orizzonte – dice il presidente dell’Ordine dei medici, Antonio Sulis, analizzando la situazione che si verrà a creare –. Si attiveranno ora certamente le procedure dei relativi bandi dell’Asl per rimpiazzare i colleghi e le colleghe che andranno in pensione. E si potrà anche attingere alle graduatorie regionali, ma il problema è quale sarà la risposta dei medici. Siamo attaccati infatti alla speranza è che ci siano colleghi disponibili a fare domanda o a candidarsi, cosa che come l’esperienza ci insegna sta avvenendo con sempre più difficoltà in questo territorio».
La situazione al collasso della provincia con già 40mila pazienti che a oggi non hanno il medico di famiglia di riferimento ha visto nei mesi scorsi il caso complicatissimo del Terralbese, dove i bandi per sostituire i medici in pensione sono rimasti deserti e sull’Ascot si riversano attualmente 8mila pazienti, quasi un quarto del totale della provincia. Ora Oristano rischia il tilt e non è certo che il servizio al momento attivo possa essere in grado di sopperire al fabbisogno, una sfida urgente per la nuova direttrice generale Grazia Cattina. Trovare i medici di base resta la priorità, a vantaggio del rapporto con il paziente.
«Finché non si chiuderanno gli accordi integrativi a livello regionale resterà però difficile creare una prospettiva appetibile per il ruolo, cui comunque negli ultimi anni non si è data la giusta importanza. Fare il medico di base oggi non è un’alternativa allettante: oltre al sacrificio che richiede il ruolo, ci sono tantissime difficoltà burocratiche che non sono note ai pazienti, ma che non aiutano a incentivare l’interesse di un medico in questo settore. Nel frattempo, si potrebbe ripiegare su una politica di potenziamento degli Ascot o proprio come alternativa strategica e allora potrebbe diventare una soluzione, ma solo se viene ripensato il servizio con un piano strutturato e di lungo respiro. Non è pensabile infatti che persista la situazione attuale, è già critica e deficitaria».
