La Nuova Sardegna

Oristano

Sanità

Dalla pensione agli ambulatori straordinari, cinque medici di base tornano al lavoro

di Michela Cuccu
Dalla pensione agli ambulatori straordinari, cinque medici di base tornano al lavoro

Saranno di nuovo in servizio nelle zone più scoperte della provincia di Oristano

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Oristano La sanità oristanese gioca la carta dell’esperienza per non affogare nell’emergenza. Sono cinque i nuovi medici in pensione che, nel corso del 2026, torneranno ufficialmente in prima linea per rinforzare il progetto Ascot ovvero gli ambulatori straordinari di continuità territoriale. Sono Franco Graziano Dessì, Salvatore Balzano, Giuseppino Canu, Antonio Domenico Delogu e Francesco Carta i professionisti che hanno risposto alla manifestazione d’interesse pubblicata dall’Asl 5 lo scorso dicembre, pronti a rimettersi lo stetoscopio al collo per garantire il diritto alla salute in un territorio sempre più sguarnito. I cinque medici saranno inquadrati con un contratto di lavoro autonomo della durata di un anno, per un massimo di 25 ore settimanali ciascuno. Si tratta di una boccata di ossigeno fondamentale che permetterà alla struttura per l’Integrazione ospedale-territorio di non limitarsi a mantenere l’esistente, ma di aprire ulteriori ambulatori straordinari nelle zone in maggiore sofferenza e rafforzare i turni di quelli già operativi.

Gli Ascot attivati in provincia sono 37, una rete capillare che poggia sulle spalle di 45 professionisti, di cui dieci in pensione. Grazie a una specifica proroga disposta dalla Regione, questi “camici d'argento” potranno esercitare pienamente la propria attività, effettuando le prescrizioni con ricetta dematerializzata, superando così i limiti burocratici che in passato avevano appesantito il servizio. «L’Ascot è un progetto teso a dare una risposta immediata e urgente – precisa la direttrice generale della Asl, Grazia Cattina –. Siamo consapevoli che la carenza di medici di medicina generale è un’emergenza che non si supererà a breve. Per questo stiamo lavorando a nuove modalità e a strumenti più strutturati, un progetto più ampio e funzionale per soddisfare le esigenze dei cittadini nel medio e lungo termine».

Tuttavia, il potenziamento del sistema Ascot non convince pienamente l’Associazione regionale ex esposti amianto che per statuto si occupa anche di sanità e assistenza. Il presidente Giampaolo Lilliu, pur accogliendo positivamente l’innesto di nuove forze, lancia un monito severo ai vertici della sanità oristanese. La preoccupazione è che la toppa diventi il vestito: «L’Ascot nasce come soluzione temporanea, non può diventare strutturale. Solo nel capoluogo ci sono circa cinquemila cittadini che aspettano ancora il medico di base titolare e hanno diritto a una cura erogata dalla sanità pubblica in via ordinaria, non straordinaria». L’associazione denuncia criticità croniche, specialmente nell’ambulatorio Ascot di Oristano, dove i tempi di attesa sono definiti «estenuanti» a causa dell’altissimo numero di pazienti. La ricetta proposta da Giampaolo Lilliu per decongestionare le sale d’aspetto è pragmatica: «Bisogna dare all’Ascot la possibilità di evadere le richieste per farmaci a uso quotidiano tramite il sistema informatico. Questo eliminerebbe circa il 70 per cento delle presenze fisiche, liberando l’ambulatorio per le reali urgenze». Secondo Areas, l’assunzione dei medici in pensione, seppur utile, rischia di non essere ottimale se non accompagnata da una riorganizzazione digitale dei flussi. La sfida della direttrice dell’Asl sarà trasformare questa sanità di trincea in un modello che restituisca serenità a migliaia di famiglie rimaste senza un punto di riferimento medico certo.

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