La Nuova Sardegna

Oristano

Il caso

L’immobile è da demolire, sette famiglie senza casa: il Comune cerca di salvare l’edificio

di Michela Cuccu

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L'ex Hotel Ca.Ma (foto di Francesco Pinna)

Oristano, gli appartamenti nell’ex Hotel Ca.Ma sono stati dichiarati abusivi

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Oristano «Nessuno perderà la casa». È con questa promessa perentoria che l’amministrazione comunale tenta di disinnescare la bomba sociale scoppiata attorno al caso dell’ex Hotel Ca.Ma. Parole che riflettono la linea d’urgenza tracciata durante il vertice convocato ieri mattina, 3 febbraio,  dal sindaco Massimiliano Sanna, al quale hanno partecipato i funzionari, l’assessore al Patrimonio Ivano Cuccu e il presidente della commissione Urbanistica Fulvio Deriu, per trovare una via d’uscita al labirinto procedurale in cui l’ente è precipitato dopo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione.

Il caso

La posta in gioco riguarda la vita di sette famiglie che hanno acquistato regolarmente i propri appartamenti nello stabile di via Vittorio Veneto, oggi definiti irreversibilmente illegittimi. «L’amministrazione sta cercando la soluzione per garantire il diritto degli inquilini», ha spiegato Fulvio Deriu, sottolineando come la priorità sia tutelare chi investe risparmi di una vita in totale buona fede. La situazione è però paradossale: la Suprema Corte non solo ha confermato l’abusività dell’immobile, respingendo il ricorso del costruttore Giovanni Michele Lochi, ma ha anche dichiarato illegittime le delibere che assegnavano all’edificio la pubblica utilità per destinarlo all’housing sociale.

Tutto per un errore nell’iter: il Comune ha cercato di acquisire il bene senza aver emesso la propria ordinanza di abbattimento. «Il Comune ha seguito la procedura che gli era stata indicata dalla Procura Generale dopo la sentenza di appello – ha chiarito Deriu –, per questo la sentenza della Cassazione ha spiazzato tutti, in quanto credevano di aver seguito il percorso corretto». Per il consigliere però la questione umana prevale: «Questi sette proprietari sono le vere vittime, avendo acquistato senza sapere degli abusi».

Oggi il Comune si trova costretto a ripartire da zero, ma lo fa con una strategia nuova. Gli uffici legali e tecnici sono alla ricerca febbrile di casi analoghi e sentenze precedenti in tutta Italia che possano tracciare un sentiero giurisprudenziale sicuro. L’obiettivo è individuare un percorso che permetta di dichiarare la «prevalenza dell’interesse pubblico» alla conservazione dell’immobile rispetto alla demolizione, salvaguardando però la legittimità dell’acquisizione.

Si scava tra i precedenti del Consiglio di Stato e della Corte europea dei diritti dell’uomo per capire come bilanciare il ripristino della legalità violata con il diritto fondamentale all’abitazione di chi è rimasto vittima di una burocrazia fallace. Deriu, anche come dirigente di Fratelli d’Italia, ribadisce l’impegno: «Il partito segue la vicenda con attenzione. Garantiremo i diritti dei proprietari». L’ex Ca.Ma., simbolo di un’inerzia iniziata nel 2008 e passata per quattro giunte, attende che la ricerca di questo precedente salvifico si trasformi in realtà, prima che il peso dei mutui e l’ombra delle ruspe schiaccino definitivamente le sette famiglie coinvolte.

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