Raccolta del sangue, ecco qual è il territorio con il numero più alto di donazioni
Resta viva l’emergenza: ogni anno decine di migliaia di sacche per le trasfusioni arrivano da fuori Sardegna
Oristano L’Oristanese è la provincia con i migliori risultati in Sardegna per la raccolta di sangue in rapporto alla popolazione residente. Un dato che, letto in proporzione rispetto ai circa 160mila abitanti distribuiti in un territorio vasto e a bassa densità abitativa, assume un valore ancora più significativo: la percentuale di donatori attivi del 2025 è la più alta dell’Isola. A tracciare il quadro è il direttore del Centro trasfusionale dell’ospedale San Martino, Mauro Murgia, che però invita a non abbassare la guardia. «I risultati sono incoraggianti – spiega – ma non ancora sufficienti a garantire l’autosufficienza». Nel complesso, l’Oristanese produce poco meno di 80mila unità di sangue all’anno. Di queste, oltre 8.500 vengono raccolte direttamente dall’unità operativa del San Martino, che rappresenta il fulcro del sistema provinciale. Circa 7.200 unità vengono trasfuse negli ospedali del territorio per far fronte a interventi chirurgici, emergenze, terapie oncologiche, patologie croniche e trasfusioni programmate. Ma è nel supporto agli altri centri trasfusionali sardi il valore aggiunto di Oristano. Una parte delle scorte – circa quindi 870 unità – viene destinata infatti destinato altre province, in particolare Cagliari, Sassari e Olbia, a dimostrazione di una capacità che supera, in alcuni momenti dell’anno, il fabbisogno locale immediato.
Eppure, il sistema non è ancora autosufficiente. Per coprire interamente le esigenze sanitarie della provincia sono necessarie oltre 30mila sacche che ogni anno arrivano dal Nord Italia. Un dato che evidenzia come, nonostante il primato regionale, il fabbisogno complessivo, legato all’invecchiamento della popolazione e alla complessità delle cure, resti elevato. Determinante è il contributo della rete territoriale: nell’Oristanese operano 29 sedi comunali dell’Avis e il 75 per cento delle sacche raccolte deriva proprio dall’attività dei volontari. Una presenza capillare che consente di raggiungere anche i centri più piccoli e di mantenere alto il livello di sensibilizzazione. Particolarmente significativo è il dato anagrafico. Oltre 250 donatori maggiorenni provengono direttamente dalle scuole superiori, dove sono attive campagne informative mirate. L’età minima per donare è infatti 18 anni e proprio nella fascia tra i 20 e i 35 anni si registra un incremento costante dei donatori attivi, segnale che il lavoro di educazione sanitaria produce effetti nel medio e lungo periodo. Storicamente molto alta anche la partecipazione delle forze dell’ordine, tra i donatori più assidui. Accanto ai numeri annuali, resta attuale l’invito a donare. Al Centro trasfusionale del San Martino si può accedere dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 12, senza prenotazione. «Donare è un gesto semplice ma fondamentale – ricorda Mauro Murgia –. Dalla stessa sacca è possibile ottenere anche un’unità di piastrine, indispensabile per i pazienti oncoematologici». Per il mese di marzo sono in programma sedici giornate di raccolta nei paesi della provincia in collaborazione con l’Avis, con l’obiettivo di consolidare le scorte e avvicinare nuovi donatori alla rete solidale del territorio.
