Consigliere apostrofate per nome durante la seduta, è rivolta – Cosa è successo
Le esponenti della minoranza: «Maggiore rispetto per le istituzioni e i ruoli»
Oristano «Carmen, Carla, Francesca e Maria». Non sono i nomi di donne a caso ma quelli registrati all’anagrafe rispettivamente per l’ex assessora alle Pari opportunità e Politiche sociali Murru (Udc), ora sostituita da Giulia Murgia dopo l’azzeramento di giunta di Massimiliano Sanna, e le tre consigliere comunali di minoranza Della Volpe (Pd), Marchi (Oristano più) e Obinu (Alternativa sarda). Il consigliere Giuliano Uras si è rivolto loro in tali termini, durante il suo intervento in aula, finendo per essere rimbrottato subito dalla stessa Obinu affinché si utilizzasse il cognome. Lei stessa poi finisce per utilizzare il colloquiale Tu al posto del Lei, ma l’episodio in sé non è passato inosservato alle colleghe di minoranza. E tra chi ha alzato le spalle con indifferenza o chi si è appellato al benaltrismo di cose più importanti di cui occuparsi, di fatto il caso aperto ha quantomeno avuto l’effetto di porre pubblicamente la domanda sull’utilizzo del linguaggio di genere e sulla parità effettiva raggiunta dal Consiglio.
La minoranza «Ho evidenziato il caso in aula per il rispetto che si deve al ruolo e per il rispetto della forma – esordisce Maria Obinu –. Questa amministrazione pecca in ben altro: per esempio, la istituita commissione Pari opportunità non si è mai riunita in quattro anni. Quel rispetto della parità di cui parliamo, passa anche dalle sue convocazioni». La consigliera Carla Della Volpe prende spunto per un’analisi a più ampio spettro: «In minoranza siamo tre donne capigruppo e ritengo che stiamo svolgendo il nostro compito con serietà, impegno e passione, in un contesto, come quello della politica e delle istituzioni, ancora fortemente segnato da una presenza maschile predominante – fa notare –. C’è sicuramente ancora molto lavoro da fare, anche sul piano culturale. L’auspicio è che, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a costruire una società più giusta ed equa per le bambine di oggi e per le politiche, le dirigenti e le professioniste di domani». E precisa: «Non mi scandalizza né mi offende essere chiamata per nome. Credo però che sia doveroso mantenere un maggiore rispetto nei confronti delle istituzioni e dei ruoli». Sulla stessa linea anche Francesca Marchi: «Qui non si tratta dell’utilizzo del nome in sé, Oristano è piccola e ci conosciamo tutti. Anche se, mi viene da notare, cosa può portare a chiamare per nome di battesimo una collega, se non un concetto di valore diverso che puoi dare al tuo interlocutore rispetto a quello che si riserva a un collega maschio? Come ho detto in aula, fuori dai luoghi istituzionali possiamo intrattenere tra noi i rapporti che più ci aggradano. Si tratta invece di tenere presente che quando entriamo in Consiglio, e dal momento in cui il presidente procede all’appello, rivestiamo il ruolo per cui i cittadini ci hanno dato mandato». Marchi sottolinea poi un altro aspetto: «Il regolamento attualmente non utilizza il linguaggio di genere – fa notare –. Abbiamo parlato a inizio consiliatura di istituire una commissione ad hoc per rivederlo, cosa che non si è mai fatta e che a questo punto, a poco più di un anno dalla fine del mandato, penso non sarà mai più presa in considerazione. Il linguaggio di genere è un fattore di civiltà che dovrebbe essere acquisito».
Le altre reazioni Di tutt’altro avviso l’ex assessora Carmen Murru, chiamata in causa da Uras: «Non mi soffermerei su questi temi, davvero, la parità delle donne non passa certo da questi particolari – sostiene–. Si tratta di alzare una polemica non necessaria per poi strumentalizzarla. Il rispetto manca quando il linguaggio si priva dell’educazione di base, credo». Giulia Murgia, assessora alle Pari opportunità: «Personalmente non credo che il consigliere Uras abbia voluto intenzionalmente mancare di rispetto alle colleghe. Può capitare, nel corso della foga oratoria, di incorrere in qualche distrazione – afferma Murgia –. D’altro canto, è comprensibile che le colleghe abbiano stigmatizzato l’accaduto in consiglio, che talvolta può rappresentare un segnale, quello che viene definito un “evento sentinella” di atteggiamenti di prevaricazione di genere ancora troppo diffusi». Durante la seduta, la neo nominata assessora ha specificato di avere un incarico tecnico, vista anche la sua professione di infermiera, a che un assessorato come il suo non deve avere alcun colore politico. «Sono fermamente convinta che il rispetto si dimostri soprattutto nei comportamenti e nei fatti. Il mio auspicio è che, al di là degli attriti del tutto fisiologici nel dibattito consiliare, maggioranza e opposizione possano lavorare insieme per il raggiungimento dell’obiettivo comune: il bene della nostra città». © RIPRODUZIONE RISERVATA
