La Asl cerca 13 medici in pensione, ma la selezione va semi deserta – Ecco in quanti hanno risposto
Il bando per richiamare in servizio gli specialisti da destinare all’ospedale san Martino
Oristano Il bando della Asl nato per richiamare in servizio i medici già in pensione, si è concluso con un bilancio in chiaroscuro che mette a nudo le fragilità del sistema sanitario locale. Si cercavano tredici specialisti, hanno risposto in sette, mentre un altro non aveva i requisiti. Un successo a metà che lascia sguarnito proprio il fronte più critico, quello dell’emergenza-urgenza. Nonostante la direttrice generale Grazia Cattina abbia deliberato il rientro in corsia di sette specialisti in quiescenza, il pronto soccorso del san Martino resta ancora una volta al palo. Nessun medico tra quelli che avevano già appeso il camice al chiodo ha infatti risposto alla chiamata per l’area dell’emergenza, un segnale inequivocabile della pressione ormai insostenibile che grava su quel particolare reparto. L’operazione era stata concepita per coprire tredici posizioni chiave, sfruttando le deroghe urgenti previste dal decreto-legge di fine 2025, ma la risposta dei professionisti si è concentrata esclusivamente sulle aree cliniche ordinarie.
I sette veterani che hanno scelto di rimettersi in gioco sono Paolo Sanna per l’ortopedia, Augusto Ogana per la pediatria, Ida Pranteddu per la chirurgia e Maria Maddalena Giobbe per la radiologia. A loro si uniscono Luciano Feli e Rosalba Pillai per la medicina interna, insieme ad Antonia Deriu per l’oncologia. Per questi specialisti sono stati autorizzati incarichi della durata di sei mesi, con un impegno che può arrivare fino a 38 ore settimanali e un compenso orario di 90 euro lordi. Si tratta di un investimento economico rilevante per l’azienda, che ha stanziato per l’operazione un totale di poco più di 622 mila euro sul bilancio 2026.
Il vuoto di candidature per il pronto soccorso – dove l’unica manifestazione d’interesse è rimasta in sospeso per la mancanza del curriculum – conferma però che il problema della sanità oristanese non è solo di natura finanziaria, ma di pura tenuta umana. Chi ha già maturato il diritto alla pensione non sembra disposto a tornare in un ambiente dove lo stress e il carico di responsabilità hanno superato i livelli di guardia. È il sintomo di un mercato sanitario dove i nuovi medici scarseggiano e i pochi disponibili fuggono verso il settore privato o la libera professione, lasciando agli ospedali pubblici il compito quasi eroico di gestire volumi di traffico enormi con organici ridotti all’osso e turni spesso massacranti. La stessa direttrice Cattina, in occasione della recente conferenza socio-sanitaria, ha tracciato un quadro a tinte forti: se da un lato i dati sulla prevenzione oncologica sono incoraggianti, dall’altro l’assistenza sul territorio è al collasso, con circa 42 mila cittadini privi di medico di base. In questo scenario, il pronto soccorso di Oristano continua a subire l’urto di ben 33 mila accessi l’anno, con i codici minori che restano affidati alle cooperative esterne come soluzione temporanea fino a giugno. © RIPRODUZIONE RISERVATA
