Sassari, il racconto choc del vigilante aggredito: «Quando mi ha accoltellato alla pancia ho pensato che sarei morto»
La testimonianza della guardia giurata, che è già stata dimessa dall’ospedale. Mentre lo studente è gravissimo in Rianimazione
Sassari «Quando mi ha dato la prima coltellata alla pancia ho pensato che sarei morto». La voce del vigilante ferito venerdì mattina da uno studente - all’interno della residenza dell’Ersu - trema, mentre ripercorre le fasi drammatiche di una mattinata di follia, che lo ha visto finire sanguinante al pronto soccorso. Il 33enne sassarese, dipendente della società Evolve dal 2023, accetta di ripercorrere - in esclusiva per La Nuova Sardegna - quei minuti di terrore vissuti al terzo piano della struttura di via La Marmora. Il giovane di 23 anni che lo ha aggredito con un coltello è ancora ricoverato in condizioni disperate e in prognosi riservata all’ospedale “Santissima Annunziata”, dopo essersi lanciato dal tetto dell’edificio, al termine di una escalation improvvisa di follia. «Qui non era mai successo niente di preoccupante – racconta il vigilante – è una struttura tranquilla, pochi posti letto, turni regolari, studenti Erasmus e fuori sede. Lui era arrivato da noi tra ottobre e novembre, non aveva mai dato problemi».
Il racconto parte da lontano, da quei segnali che solo ora assumono un significato diverso. «Qualche notte fa ci eravamo fermati a parlare – spiega il 33enne – mi aveva detto che era giù, che stava pensando di cambiare facoltà. “Non so se sto facendo la scelta giusta”, mi aveva detto. Mi aveva raccontato della stagione che aveva fatto lo scorso anno in Costa, della sua passione per il calcio, mi è sembrato un ragazzo normale, educato».
La notte prima dell’aggressione però era accaduto qualcosa di strano. Il 23 aveva bussato per errore alla porta di due studentesse straniere. «Una cosa che può succedere, ma col senno di poi forse era già un segnale di confusione». La mattina di venerdì la situazione precipita in pochi istanti. «Mi hanno chiamato da fuori – racconta – mi hanno detto: “Guarda che stanno volando oggetti sulla strada”. Qualcuno aveva lanciato un computer e un telefono da una finestra. Sono salito subito da lui. Era confuso, agitato. Gli ho chiesto: “Sei stato tu ieri sera a entrare nella stanza delle ragazze?” e poi “Sei stato tu a lanciare il computer?”. Non rispondeva in modo chiaro». Poco dopo sono arrivati due agenti della polizia locale.
«Gli hanno chiesto un documento, così e io e lui siamo risaliti in camera sua a prenderlo. A un certo punto però si è diretto senza motivo verso la lavanderia. Lì ho avuto paura che avesse in testa qualcosa di brutto. Poi si è chiuso in camera. Io ero fuori, cercavo di parlargli. A un certo punto ha riaperto la porta con un coltello in mano. Non ho avuto neanche il tempo di difendermi». L’aggressione è improvvisa. «Mi ha colpito subito alla pancia – racconta – ho sentito il colpo e ho temuto per la mia vita». L’istinto prende il sopravvento. «Sono scappato, ma sulle scale sono caduto. Lui mi ha raggiunto, c’è stata una colluttazione. Mi ha dato altre due coltellate, una alla testa e una al collo». Sono attimi confusi, violenti. In quel momento sono arrivati altri studenti. «Hanno sentito le urla. Lui si è fermato un attimo, poi è scappato. È salito all’ultimo piano. Io ero a terra, ferito, ma ho capito che stava andando sul tetto. Pochi istanti dopo si è buttato di sotto».
La scena è concitata. «Gli studenti mi hanno aiutato subito – racconta – mi hanno tamponato le ferite, mi dicevano di stare tranquillo, di respirare». Poi sono arrivati i soccorsi. «L’ambulanza è arrivata in pochi minuti. Mi hanno parlato, cercavano di tenermi sveglio, mi dicevano che non erano ferite gravi». In mezzo alla confusione anche un incontro inatteso.
«È arrivato anche il sindaco, ha voluto parlarmi. Mi ha fatto piacere, mi ha incoraggiato». Il 33enne viene portato al pronto soccorso. «Mi hanno medicato, ho diversi punti alla testa e al collo. Mi hanno detto che poteva andare molto peggio». Nel pomeriggio le dimissioni. «Ora ho una settimana di malattia, devo stare a riposo». Ma il pensiero torna sempre a quei momenti. «Continuo a rivedere tutto. La porta che si apre, il coltello, la prima coltellata».
Nonostante tutto, nelle sue parole non c’è rabbia. «Spero che lui si riprenda – dice il vigilante – spero che possa rifarsi una vita. È un ragazzo che ha bisogno di aiuto, questo è evidente. Io spero di tornare presto. Questo è il mio lavoro, l’ho sempre fatto con serenità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
