Dal laboratorio all’acquacoltura: la scienza lavora con le imprese
Una ricerca sulle cozze che studia le specie aliene e le aree migliori per incrementare le produzioni
Oristano Nel Golfo di Oristano la ricerca scientifica non resta nei laboratori. Entra direttamente nei vivai e affianca le aziende per orientare le scelte produttive. È il cuore della collaborazione tra la Fondazione IMC – Centro Marino Internazionale di Torregrande e l’azienda Nieddittas, una delle principali realtà italiane della mitilicoltura, impegnata da anni tra la laguna di Corru Mannu e gli allevamenti a mare. Due sono i progetti che segnano il passo di questa sinergia. Il primo è Alien. Non è un film, ma dedicato allo studio e al monitoraggio delle specie aliene marine: organismi non autoctoni che possono alterare gli equilibri degli ecosistemi e incidere, anche in modo significativo, sulle attività produttive. I ricercatori dell’Imc analizzano la presenza di queste specie negli impianti e nei fondali, valutandone i possibili effetti ambientali e le ricadute in questo caso sulla mitilicoltura. Vengono utilizzati dei pannelli che vengono incrostati dagli organismi e grazie a questi si può poi verificare se ci sono tracce di specie non proprie del Mediterraneo che entrano in conflitto con quelle endemiche generando una perdita di produttività. È un lavoro complesso che sta richiedendo anche il confronto con altri centri di ricerca specializzati. I problemi si sono acuiti con il riscaldamento globale che ha cambiato anche la temperatura dei mari e aperto nuove aree per specie che prima restavano confinate al di fuori del Mediterraneo.
Il secondo progetto è denominato Aza e più verso il futuro dell’acquacoltura. Tramite gli studi i ricercatori individuano le zone più idonee e i modelli produttivi più vantaggiosi, integrando dati ambientali, biologici ed economici. Un lavoro che consente alle aziende di scegliere dove e come produrre, ottimizzando i processi e riducendo gli impatti sugli ecosistemi. In questo quadro si inserisce il lavoro sul campo dell’Imc, che affianca direttamente Nieddittas con attività di monitoraggio ambientale nella laguna di Corru Mannu e nei vivai a mare del Golfo di Oristano. Ambienti diversi, ma complementari, osservati attraverso strumenti scientifici avanzati e metodologie consolidate. «Ogni contesto ha le sue caratteristiche ecologiche, le sue dinamiche e le sue sfide. La collaborazione con la Fondazione Imc ci consente di monitorare entrambi con strumenti scientifici, per garantire che la qualità delle nostre cozze sia sempre il riflesso di un ambiente sano e gestito con responsabilità, in coerenza con la visione di Nieddittas qualità, territorio e mare», spiega Cristiana Mura, responsabile per la qualità dell’azienda che ha sede ad Arborea.
«L’obiettivo è far incontrare il mondo della ricerca con quello delle imprese – spiega Augusto Navone, presidente della Fondazione Imc –. Collaborazioni come quella con Nieddittas dimostrano che la scienza può contribuire concretamente a migliorare i trend produttivi, rendendo più efficienti i processi di natura industriale». Secondo Navone, ottimizzare i modelli produttivi non significa soltanto aumentare la resa, ma costruire una filiera più solida e resiliente: «Rendere la ricerca scientifica una base stabile per l’economia del territorio è una strada che percorriamo con convinzione. I dati raccolti dagli studiosi permettono alle aziende di prendere decisioni informate, con benefici per l’ambiente e per la competitività del settore». Un approccio che rafforza il ruolo dell’IMC come ponte tra scienza e sistema produttivo e che conferma come l’innovazione, nel Golfo di Oristano, passi anche dalla capacità di leggere il mare con strumenti scientifici e di trasformare la conoscenza in valore economico.
