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Inchiesta

Beatrice morta a 2 anni, arrestato il compagno della madre: nel telefono le immagini dei pestaggi. Il gip: «Sevizie e crudeltà»

Beatrice morta a 2 anni, arrestato il compagno della madre: nel telefono le immagini dei pestaggi. Il gip: «Sevizie e crudeltà»

La Procura di Imperia contesta a Manuel Iannuzzi e a Manuela Aiello i maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina

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Milano La morte di Beatrice, la bambina di 2 anni trovata senza vita il 9 febbraio scorso a Bordighera, in provincia di Imperia, segna una nuova svolta giudiziaria. Dopo l’arresto della madre, Manuela Aiello, avvenuto nelle ore successive al decesso, è stato arrestato anche il compagno della donna, Manuel Iannuzzi, 42 anni, già indagato dalla Procura.

La nuova contestazione, emersa nella conferenza stampa convocata questa mattina, sabato 30 maggio, come riporta il Corriere della Sera, è quella di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola. La stessa accusa viene ora rivolta anche alla madre, già detenuta da febbraio e trasferita nei mesi scorsi a Torino. In precedenza l’uomo risultava indagato a piede libero per concorso in omicidio preterintenzionale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la morte della bambina non sarebbe stata l’esito di un episodio isolato, ma il punto finale di una lunga serie di violenze e vessazioni. Il quadro accusatorio parla di schiaffi, pugni, strattoni ai capelli, colpi con oggetti e aggressioni ripetute che avrebbero provocato lesioni nel tempo. Il decesso sarebbe stato causato da un trauma cranico riconducibile, secondo l’accusa, alle continue lesioni subite.

Un ruolo centrale nell’inchiesta lo avrebbero avuto i contenuti estratti dal telefono cellulare di Iannuzzi. Nel dispositivo sequestrato sarebbero state trovate fotografie della bambina con il volto tumefatto e segni di percosse sul corpo. Tra gli elementi acquisiti ci sarebbe anche un video in cui alla piccola viene imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e lei piange. Per la Procura, quel materiale costituirebbe una prova diretta dei maltrattamenti.

L’autopsia aveva già evidenziato un grave trauma cranico e numerose lesioni sul corpo della bambina. La madre aveva inizialmente riferito che la piccola fosse caduta dalle scale. Una versione che, secondo gli investigatori, sarebbe stata smentita dagli accertamenti successivi.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, composta da 33 pagine, vengono richiamate anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i tabulati telefonici. Secondo quanto ricostruito, Beatrice non sarebbe morta nella casa di Bordighera in cui viveva con la madre e le sorelle, ma nell’abitazione del compagno della donna, a Perinaldo, dove il gruppo avrebbe trascorso il fine settimana. La bambina sarebbe poi stata riportata in auto a Bordighera quando era già morta, prima della chiamata al 118.

Le sorelline della vittima, sentite dagli inquirenti in forma protetta, avrebbero contribuito a delineare il quadro dell’accaduto. Avrebbero raccontato anche che la madre e il compagno avrebbero dato indicazioni di non riferire quanto successo, altrimenti ci sarebbero state conseguenze.

Dagli elementi raccolti emerge anche un contesto familiare ritenuto problematico. Il padre di Beatrice è in carcere dallo scorso agosto, i rapporti con la madre erano conflittuali e la famiglia era seguita dai servizi sociali. Beatrice era la più piccola delle tre figlie di Manuela Aiello.

Secondo l’accusa, le violenze sulla bambina andavano avanti da mesi. Due sere prima della morte, la piccola sarebbe stata picchiata. Dopo un iniziale peggioramento e una apparente ripresa, le sue condizioni sarebbero precipitate. I due adulti avrebbero tentato di farla riprendere sotto l’acqua, mentre le sorelline avrebbero chiesto alla madre di portarla in ospedale. La bambina però è morta prima dell’arrivo dei soccorsi.

La difesa della madre attende ora di esaminare gli atti. «Aspettiamo di leggere gli atti e capire se ci sono elementi nuovi che valuteremo», ha dichiarato la sua legale, l’avvocata Laura Corbetta.

L’inchiesta della Procura di Imperia resta aperta. La nuova ordinanza aggrava la posizione di entrambi gli indagati e sposta il baricentro dell’accusa: non più soltanto l’ipotesi di una morte provocata da un singolo episodio violento, ma quella di un sistema di maltrattamenti prolungati, culminato nel decesso della bambina.

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