La Nuova Sardegna

Oristano

La storia

Emergenza abitativa, l’appello di un 63enne: «Senza casa e senza aiuti torno a vivere nel rudere» – Il caso

di Michela Cuccu
Emergenza abitativa, l’appello di un 63enne: «Senza casa e senza aiuti torno a vivere nel rudere» – Il caso

Mario Noli è costretto a rientrare nella residenza pericolante

3 MINUTI DI LETTURA





Oristano «Torno nella mia vecchia casa pericolante. Mi arrangerò così». È una dichiarazione che gela il sangue, ma che per Mario Noli, 63 anni, rappresenta l’ultimo disperato atto di autodeterminazione. Il confine tra la dignità di un cittadino e il baratro dell’emarginazione, a Oristano, si è spezzato ieri mattina tra le mura gelide di un ufficio comunale, trasformando una vita non semplice in una ribellione silenziosa contro un sistema che sembra aver esaurito le risposte. La cronaca della sua disperazione ricomincia esattamente da dove era fuggito qualche mese fa: in quel rudere nei pressi della basilica del Rimedio; una catapecchia dove una parte del tetto è già crollata e le restanti travi minacciano di farlo alla prossima folata di vento.

La vicenda di Mario Noli è il racconto di una caduta libera. Sino a pochi giorni fa, risiedeva in un bed & breakfast, una sistemazione di emergenza garantita dal Comune attraverso il Plus. Era stato trasferito lì d’urgenza quando la sua vecchia abitazione era diventata una trappola di detriti. Tre mesi di tregua, poi la comunicazione ufficiale: i fondi sono esauriti, la permanenza non è più finanziabile. Alla domanda più ovvia: «Dove andrò a dormire?», la risposta ottenuta ieri mattina dall’assistente sociale è stata una sola: il dormitorio. Un’opzione che per Mario Noli ha il sapore amaro della punizione: «In dormitorio hanno regole rigide: si entra alle 22 e si esce alle 9 del mattino. Io non sono un detenuto. Non ho una casa: è forse questo il mio reato?», chiede l’uomo con voce rotta dall’amarezza.

Non è solo una questione di orari, ma di sussistenza quotidiana. Al quesito su come se la sarebbe sbrigata almeno per mangiare, il racconto di Mario Noli si fa ancora più cupo: «L’assistente sociale ha allargato le braccia rispondendo: “non so”. Mi sono sentito un fantasma». Noli non è un uomo che ha sempre vissuto ai margini; è un disoccupato che ha passato la vita accettando ogni tipo di lavoro, attraversando parabole di relativa serenità e abissi di precarietà. Oggi, quella parabola tocca il punto più basso. La sua decisione di tornare in una casa dichiarata inagibile non è un gesto di follia, ma il rifiuto di un’assistenza che percepisce come deumanizzante. Preferisce il rischio di un crollo improvviso alla sottomissione di un regolamento che non tiene conto della dignità umana.

Il caso di Mario Noli, tuttavia, non è un isolato grido nel deserto, ma lo specchio deformante di una crisi abitativa che a Oristano ha assunto i contorni di un’emergenza cronica e strutturale. La sua vicenda riflette una realtà sociale drammatica e ben nota agli uffici di piazza Eleonora: sono infatti oltre trecento le domande depositate per l’assegnazione di un alloggio popolare, una lista d’attesa infinita che fotografa una città dove il diritto al tetto è diventato un miraggio per centinaia di famiglie e singoli. Dietro ogni numero di quella graduatoria c’è una storia simile a quella di Mario, fatta di sistemazioni di fortuna, convivenze forzate o, nel peggiore dei casi, il ritorno tra le macerie.

L’emergenza abitativa è cosa nota in città. Emblematica la vicenda delle case comunali di via Alghero. Ristrutturate, potrebbero essere assegnate già da tempo. Solo una settimana fa, però, la giunta ha deliberato di prelevare 40mila euro dal fondo ordinario, che per le spese tecniche e gli incarichi professionali indispensabili alla registrazione catastale degli immobili. Mentre la burocrazia segue i suoi tempi e i bilanci dettano sentenze senza appello, un uomo di 63 anni si prepara a passare la notte in un rudere, sfidando la sorte pur di restare un uomo libero. È il paradosso di un’assistenza che, per mancanza di fondi, finisce per offrire soluzioni che somigliano troppo a una resa collettiva, lasciando ai margini chi non ha più nulla da perdere.

Primo Piano
La storia

Emergenza abitativa, l’appello di un 63enne: «Senza casa e senza aiuti torno a vivere nel rudere» – Il caso

di Michela Cuccu
Le nostre iniziative