La Nuova Sardegna

Oristano

Il caso

Mercato civico: c’è il vincolo storico, la Soprintendenza potrebbe stravolgere il progetto – Cosa comporta

di Michela Cuccu
Oristano la struttura abbandonata del Mercato Comunale in via Mariano IV
Oristano la struttura abbandonata del Mercato Comunale in via Mariano IV

Al compimento dei settant’anni dalla sua costruzione, l’edificio è entrato di diritto sotto la tutela del Codice dei Beni culturali

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Oristano L’ottimismo di facciata, sfoggiato appena due settimane fa durante la presentazione in pompa magna del nuovo mercato di via Mazzini, si è infranto contro uno dei muri di gomma più temuti dalle amministrazioni locali: i vincoli della Soprintendenza. Quella che fino a pochi giorni fa era considerata una corsa contro il tempo per restituire a Oristano il cuore pulsante del suo commercio, si è trasformata in un labirinto burocratico dove ogni mossa dovrà essere pesata, concordata e, con ogni probabilità, corretta. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Cagliari e Oristano ha rotto gli indugi, ponendo il vincolo architettonico sulla struttura. Una decisione che non è un semplice timbro su una pratica, ma un atto che cambia radicalmente le regole del gioco per il nuovo mercato e la stessa natura del cantiere che la città aspetta da anni.

Il progetto degli architetti Silvano Vedelago e Costantino Soddu, che mirava a trasformare i 1.605 metri quadrati del vecchio fabbricato in un polo multifunzionale da sei milioni di euro, deve ora fare i conti con l’intangibilità della storia. Nonostante la giunta guidata da Massimiliano Sanna avesse tentato di accelerare l’iter per bandire la gara d’appalto entro la fine di questo 2026, il riconoscimento dello status di bene storico è arrivato come una doccia gelata, seppur ampiamente prevedibile. Al compimento dei settant’anni dalla sua costruzione, l’edificio è entrato di diritto sotto la tutela del Codice dei Beni culturali, trasformandolo in un monumento. Questo significa che la conferenza dei servizi, che dovrà necessariamente aprirsi tra il Comune e gli uffici di tutela, non sarà una semplice formalità, ma un tavolo di negoziazione serrata dove il disegno architettonico originario rischia di uscire pesantemente ridimensionato o, quantomeno, snaturato nelle sue velleità più moderne. Le prescrizioni sono chiare: l’identità dell’edificio non può essere scalfita.

Se l’ingresso monumentale su via Mariano IV appariva già salvaguardato nelle intenzioni dei progettisti, e la fontana di Antonio Corriga godeva di una tutela consolidata da tempo, è il cuore della struttura a preoccupare maggiormente. La copertura a volta, quell’elemento razionalista che caratterizza lo skyline interno ed esterno del mercato, è diventata il perno del vincolo. Non potrà essere modificata nella forma né, probabilmente, nei materiali che ne alterino la percezione storica. Questo impone una riflessione profonda sulla sostenibilità e sull’efficienza energetica del nuovo polo: bisognerà trovare il modo di conciliare i moderni impianti necessari per i box di degustazione e la vendita di prodotti freschi con una struttura che deve rimanere, per legge, inalterata. Il rischio concreto è quello di un allungamento dei tempi proprio mentre la città e i pochi operatori rimasti chiedevano risposte chiare.

L’incertezza architettonica si somma a quella finanziaria, che resta un macigno sulla fattibilità dell’opera. All’appello mancano ancora oltre due milioni di euro rispetto ai 3,9 già disponibili. La contrazione di un mutuo o l’intercettazione di fondi regionali diventano ora scommesse ancora più azzardate: difficile trovare linee di credito su un progetto che potrebbe essere stravolto dalla Soprintendenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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