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Oristano

Il caso

Musica troppo alta nel locale, il Tar ordina la chiusura del locale alle 22 – Cos’è successo

di Maria Antonietta Cossu
Musica troppo alta nel locale, il Tar ordina la chiusura del locale alle 22 – Cos’è successo

Lo scontro tra bar e residenti, nato nel 2024, finisce davanti ai giudici regionali: stop forzato al gestore

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Abbasanta È guerra verbale aperta sui decibel tra il proprietario di un locale e il Comune. La disputa era scoppiata nel 2024 in seguito alle proteste di un gruppo di residenti e all’intervento dell’amministrazione locale. La diatriba è andata avanti tra il tentativo della parte pubblica di contemperare il diritto al riposo e alla quiete dei cittadini e quello al lavoro di chi fa impresa e il successivo ricorso alle vie legali dei residenti, fino a culminare nella recente adozione di un’ordinanza che richiama al rispetto delle norme in materia di inquinamento acustico. Il provvedimento del Comune ha provocato la dura reazione di Roberto Figus, titolare dell’Ybor Caffè, che ritiene le misure imposte pregiudizievoli per la sua attività. L’esercente ha fatto le sue rimostranze attraverso un avviso affisso all’ingresso del bar ristorante di via Matteotti e le ha rilanciate tramite i canali social, nei quali invita clienti e cittadini a solidarizzare rendendo virale il racconto dell’ingiustizia di cui si sente vittima. «Per tutto il weekend ci vediamo costretti alla chiusura anticipata del locale, che avverrà alle 22», informano il proprietario e il suo staff specificando che si tratta di una decisione indipendente dalla loro volontà in quanto conseguente all’applicazione di un’ordinanza «con effetto immediato». Roberto Figus riferisce di prescrizioni eccessivamente rigide, che non potranno non penalizzare l’attività commerciale: «Le restrizioni sono talmente gravose da impedire la normale vita di un locale. Ci prendiamo questo weekend per ragionare e capire quale strada intraprendere e quali scelte fare per continuare a garantirvi il piacere della socialità e della convivenza». Il messaggio si conclude con un appello a condividere la vicenda, in cui l’imprenditore si sente parte lesa: «Ci sentiamo vittime e non carnefici, perché negare l’ingresso a voi o farvi alzare per andare via sono un disagio e una ferita al cuore».

Chiamata in causa, la maggioranza guidata da Patrizia Carta ha voluto chiarire il proprio ruolo nella questione arricchendo il resoconto di ulteriori dettagli con lo scopo dichiarato di «Ristabilire i fatti ed evitare la circolazione di notizie fuorvianti che possano ledere sia l’attività interessata sia l’immagine dell’amministrazione comunale». Secondo la ricostruzione fornita da sindaca, assessori e consiglieri l’ordinanza è stata emessa «a seguito dell’accertato superamento dei limiti di emissione acustica rilevato dall’Agenzia regionale Arpas». Le verifiche sarebbero scaturite dall’iter posto in essere dall’ente locale successivamente a un esposto presentato da alcuni cittadini che lamentavano il disturbo della quiete pubblica nelle ore notturne causato dall’attività del locale di via Matteotti. «Sebbene il Comune abbia concluso un primo procedimento senza conseguenze per alcuna delle parti, gli stessi esponenti hanno successivamente presentato un primo ricorso al Tar con esito favorevole per l’ente locale e, di riflesso, anche all’attività Ybor Caffè», hanno puntualizzato gli amministratori, che hanno riferito di un secondo ricorso al Tar e delle disposizioni ricevute dal giudice di provvedere alle rilevazioni delle emissioni sonore negli orari notturni tramite l’Arpas.

L’amministrazione ha ricordato che nei casi di inquinamento acustico l’ordinanza costituisce un atto dovuto per la tutela della salute pubblica e che esimersi da questo dovere istituzionale comporterebbe un’omissione con le conseguenti responsabilità civili e penali cui andrebbero incontro i responsabili politici e degli uffici. L’intervento del Comune per dirimere i contrasti tra i residenti della zona e il titolare dell’esercizio commerciale è costato alle casse pubbliche 18mila euro di spese legali: «Risorse che sono state comunque sottratte alla collettività, pertanto dispiace che nonostante l’impegno profuso dall’amministrazione per la soluzione del problema ci si ritrovi a essere indicati come causa dello stesso», hanno osservato Patrizia Carta e i suoi, che hanno dichiarato di voler restare «Sempre e comunque disponibili all’ascolto delle parti, nel rispetto delle regole di buon senso e, soprattutto, delle leggi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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