Via gli alberi e la macchia mediterranea per fare spazio alla nuova pista ciclabile per il mare
Perplessità per il taglio di numerose piante in un momento in cui l’attenzione sul verde e sul clima è particolarmente alta
Cabras Via gli alberi ecco la nuova pista ciclabile. Asfalto al posto del verde, in nome del turismo e della sicurezza. In un periodo in cui la sensibilità verso l’ambiente cresce non a tutti è piaciuto questo sacrificio. «Gli abbattimenti sono strettamente necessari alla realizzazione dell'opera», così il sindaco Andrea Abis risponde alle perplessità per il taglio delle piante lungo la Provinciale 6, dove sono in corso i lavori per la ciclovia regionale che collegherà Cabras a San Giovanni di Sinis: «Va realizzata per quanto il progetto ha previsto e autorizzato. Sono stati salvati gli alberi e la vegetazione che consentono il passaggio sicuro. Se l’albero ha radici che vengono distrutte perché la pista passa sopra, non ha possibilità di sopravvivere». Il tracciato sarà largo due metri e mezzo, oltre alle banchine laterali e agli spazi per le protezioni. Va poi consentito il passaggio dei mezzi di servizio. «Bisogna fare le manutenzioni: ci si deve passare con la spazzatrice e devono poter entrare i mezzi per lo sfalcio – sottolinea il sindaco –. Se la vegetazione invade la pista anche con le chiome, non è compatibile con una buona gestione. Saranno salvate tutte le piante che garantiscono questi livelli di sicurezza. Alle altre, giocoforza, dobbiamo rinunciare».
Il primo cittadino richiama anche le scelte infelici fatte in passato nel centro abitato, con specie che crescendo hanno sollevato marciapiedi e sede stradale: «Non possiamo ripetere quegli errori su opere nuove e pagarli fra qualche anno». Nuove messe a dimora lungo il percorso non sono comunque escluse: «Gli alberi sono un’azione di accompagnamento importante, però servono condizioni razionali, un criterio progettuale e specie adeguate. Si possono coinvolgere le proprietà private nella piantumazione, per dare una qualificazione paesaggistica diversa alla pista, ma non possiamo inserire alberi a meno di cinque metri dal bordo. Dobbiamo lasciare una fascia di sicurezza perché radici e chiome non arrivino a interferire».
Abis allarga il ragionamento al verde pubblico: «Nel lungostagno si tende soprattutto a controllare ed eliminare le canne, che rappresentano un problema per gli incendi. In piazza Stagno abbiamo fatto una bella opera di sagomatura delle piante e adesso c’è molto ordine. Abbiamo inoltre sistemato e potato più volte il boschetto delle tamerici: erano dei cespugli, ora sono cresciute molto».
La prospettiva è però più ampia: «Un grande piano di riqualificazione e rigenerazione urbana, nel quale daremo molta attenzione agli ingressi, agli spazi pedonali, alla sosta e alle aree verdi. Più che inserire piante isolate in ogni dove, l’obiettivo è costituire polmoni verdi meglio strutturati e pianificati». Un primo esempio è Feurreddu: «Abbiamo inserito circa centoquaranta piante. Sarà un’area verde molto importante dove creeremo un parco urbano». A questo si aggiunge il parco del museo civico, mentre nuove messe a dimora sono previste in via Roma al posto degli alberi morti o in fase di disseccamento: «Bisogna trovare la corretta progettazione e inserire le piante adatte negli spazi giusti. Il verde non è solo ammirazione: è vivibilità e contribuisce a limitare le isole di calore». Per Abis non si tratta di una semplice compensazione degli alberi eliminati: «Dove la presenza di una pianta non è compatibile dobbiamo rinunciarci, ma altrove stiamo incrementando il numero e le piantumazioni».
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