La Nuova Sardegna

Oristano

L’appello

Allarme dermatite nodulare, restrizioni fino a ottobre: «Aziende in crisi»

Allarme dermatite nodulare, restrizioni fino a ottobre: «Aziende in crisi»

Fratelli d’Italia chiede alla giunta regionale un piano di ristori straordinario per gli allevatori

3 MINUTI DI LETTURA





Oristano Quattro mesi con gli allevamenti imbrigliati dalle restrizioni, i bovini che non possono essere movimentati e i costi aziendali che continuano invece a correre. L’emergenza per la dermatite nodulare contagiosa rischia di lasciare un conto pesantissimo alla zootecnia sarda. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Emanuele Cera, che chiede alla Regione un piano straordinario di ristori e sostegno alla liquidità delle imprese.

Nell’Oristanese il caso simbolo è quello di Samugheo, dove il focolaio è stato dichiarato estinto ma gli effetti delle misure sanitarie continuano a condizionare l’attività degli allevamenti. La nuova decisione della Commissione europea prolunga infatti il sistema delle restrizioni fino a ottobre e mantiene il divieto di movimentazione dei bovini dalle zone interessate verso destinazioni esterne ai perimetri sottoposti a restrizione. «La prosecuzione delle restrizioni rischia di trasformare l’emergenza sanitaria in una gravissima emergenza economica», avverte Cera, primo firmatario di un’interrogazione sottoscritta dall’intero gruppo consiliare di FdI. «Non possiamo permettere che aziende sane e produttive vengano spinte fuori dal mercato».

La decisione di esecuzione UE 2026/1949 della Commissione europea del 13 agosto ha confermato e modificato le misure di controllo nell’Isola. La zona di protezione di 20 chilometri resta sottoposta alle relative misure fino al 2 ottobre, mentre una zona di sorveglianza con raggio di 50 chilometri viene mantenuta fino al 19 ottobre. Per numerosi allevatori, sottolinea Cera, sono già trascorsi circa due mesi di sostanziale paralisi. Con il prolungamento delle restrizioni tra settembre e ottobre, gli effetti del blocco rischiano di pesare sulle aziende per almeno quattro mesi consecutivi. E mentre commercializzazione e movimentazione degli animali sono fortemente limitate, restano tutte le spese: alimentazione dei capi, interventi veterinari, personale, strutture, mangimi e impegni finanziari. «Il danno non riguarda soltanto la mancata vendita degli animali – osserva il consigliere – ma l’intero equilibrio economico dell’azienda». A risentirne sono la riproduzione, i cicli di ingrasso, l’acquisto dei ristalli, la programmazione produttiva, i rapporti con i fornitori, l’accesso al credito e la capacità di rispettare gli oneri fiscali, contributivi e finanziari.

Da qui la richiesta alla Giunta di predisporre con urgenza un piano straordinario di ristoro, proporzionato alla durata delle restrizioni e alla dimensione effettiva delle perdite. FdI sollecita anche misure per sostenere la liquidità e i maggiori costi di alimentazione e mantenimento degli animali, oltre alla sospensione o compensazione degli oneri finanziari e contributivi.

L’interrogazione chiede inoltre di mettere nero su bianco i numeri dell’emergenza: quanti siano gli allevamenti e gli operatori coinvolti, il numero dei capi interessati e la consistenza economica del comparto sottoposto alle restrizioni. Il gruppo domanda anche una stima puntuale dei danni, distinguendo il mancato reddito dai maggiori costi e dalle perdite provocate dall’impossibilità di movimentare e commercializzare gli animali. Un altro capitolo riguarda Escalaplano. La decisione europea richiama i persistenti ritardi nell’attuazione delle misure di controllo del focolaio e FdI chiede alla Regione di chiarirne le ragioni e le iniziative adottate per evitare ulteriori rallentamenti. Alla Giunta viene inoltre chiesto un cronoprogramma per accelerare la progressiva riduzione delle zone sottoposte a restrizione non appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. «Gli allevatori devono sapere quale sostegno la Regione intende garantire e quando arriveranno gli aiuti – conclude Cera –. L’emergenza sanitaria non può diventare la morte economica della zootecnia sarda». (cat.co.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La polemica

Scoppia il caso barracelli, la compagnia si dimette in blocco e attacca l’amministrazione comunale: cosa è successo

di Alessandro Mele
Le nostre iniziative