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Sicurezza

Lite in carcere, arredi devastati: «Il reparto non è agibile, agenti e detenuti a rischio» – La denuncia

di Caterina Cossu
Lite in carcere, arredi devastati: «Il reparto non è agibile, agenti e detenuti a rischio» – La denuncia

Il sindacato della polizia penitenziaria Con.si.pe. denuncia la situazione di Massama e fa la conta dei danni dopo i disordini della settimana scorsa

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Oristano Cavi elettrici scoperti, quadri senza protezioni, luci penzolanti e telecamere fuori uso. A Massama, dopo i danni provocati dai disordini di fine agosto, la sezione 2B resta a rischio ma continua a ospitare oltre quaranta detenuti. A denunciare le condizioni del reparto è il Con.si.pe., che torna a chiedere interventi urgenti nella Casa di reclusione “Salvatore Soro” di Massama: secondo il sindacato, la sezione è «di fatto non agibile» e le criticità espongono a pericoli detenuti, agenti della Polizia penitenziaria e personale sanitario.

A distanza di giorni dalla devastazione, i segni dei danneggiamenti sarebbero infatti ancora evidenti. Nel box utilizzato dal personale manca completamente il vetro, diversi quadri elettrici sono rimasti senza coperchi e numerosi neon sono stati distrutti, lasciando i cavi esposti. Danneggiate anche diverse scatole di derivazione, mentre tutte le finestre della sezione sarebbero prive di vetri. A pesare sulle condizioni di sicurezza è anche l'assenza della videosorveglianza. Secondo quanto riferisce il segretario nazionale del Con.Si.Pe. Roberto Melis, tutte le telecamere installate nella 2B sono state distrutte durante i disordini e nessuna sarebbe attualmente funzionante. Nonostante questo quadro, nel reparto risultano ancora presenti più di quaranta detenuti. Il problema non riguarda però soltanto ciò che è rimasto dopo la devastazione. Al secondo piano della struttura si sarebbe verificato anche un episodio che ha fatto scattare un nuovo campanello d'allarme: un componente di un dispositivo elettrico danneggiato è caduto a terra producendo scintille e fiamme. Un episodio che, per il sindacato, evidenzia la presenza di un rischio elettrico e antincendio che richiede verifiche immediate.

Nello stesso piano anche l'illuminazione sarebbe fortemente compromessa. Lungo un corridoio di circa sessanta metri funzionerebbero appena tre plafoniere. Una situazione che rende più complicati i controlli degli agenti nelle ore serali e notturne e, secondo la denuncia, crea difficoltà anche al personale sanitario durante la somministrazione delle terapie. Criticità simili sarebbero presenti in altre zone del carcere, dove vengono segnalati cavi elettrici scoperti che pendono dal soffitto e luci notturne danneggiate. A questo si aggiunge, denuncia ancora il Con.Si.Pe., la mancanza di torce elettriche a disposizione del personale, che sarebbe quindi costretto a effettuare conte e controlli notturni in condizioni di scarsa visibilità. «Non è accettabile che poliziotti penitenziari e operatori sanitari siano costretti a lavorare in condizioni che mettono a rischio la loro incolumità – afferma Melis –. La devastazione del reparto ha aggravato una situazione già critica: ora servono interventi immediati, seri e strutturali. La sicurezza di chi opera negli istituti penitenziari non è negoziabile».

Il sindacato chiede quindi all'amministrazione penitenziaria verifiche tecniche urgenti, il ripristino degli impianti e la messa in sicurezza delle aree interessate. Melis richiama infine il dibattito sul futuro del sistema carcerario sardo: «Mentre si parla quasi esclusivamente dell'arrivo dei 41 bis in Sardegna, il Con.Si.Pe. non dimentica i poliziotti che quotidianamente garantiscono la sicurezza all'interno delle carceri dell'isola».

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