L’eredita di Lucio Abis: «Uno stratega sottovalutato»
A cento anni dalla nascita del senatore oristanese, il ricordo del suo operato politico che ha valorizzato il territorio
Oristano A cento anni dalla nascita, il messaggio politico del senatore Lucio Abis conserva ancora la sua attualità, anche se la classe dirigente sarda di oggi sembra poco interessata a raccoglierne l’eredità. Giovedì scorso, in una sala del museo Diocesano Arborense concessa per l’occasione dall’arcivescovo Roberto Carboni, Oristano ha ricordato la figura di Abis e le tappe che hanno segnato la sua lunga attività politica. All’incontro hanno partecipato il sindaco di Villaurbana e presidente della Provincia Paolo Pireddu, il sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e numerosi esponenti politici locali e regionali, molti dei quali protagonisti della Prima Repubblica. A organizzare l’evento è stata l’associazione culturale “Senatore Lucio Abis”, presieduta da Pietro Arca e che ha come presidente onoraria la nipote del senatore, Simona Abis.
È stato proprio Arca, aprendo i lavori del convegno coordinato dal giornalista Giuseppe Deiana, a ricordare l’impegno di Abis nella Democrazia Cristiana al servizio del territorio e delle sue comunità. Un rapporto costruito sull’ascolto e sulla capacità di trasformare le istanze raccolte tra la gente in proposte e soluzioni concrete. Prima sindaco di Villaurbana, poi assessore e presidente della Giunta regionale, Lucio Abis fu quindi senatore della Repubblica per sei legislature, ricoprendo più volte incarichi di governo come sottosegretario e ministro, senza mai allentare il legame con il territorio e con la sua gente. «Il senatore ha davvero lasciato il segno – ha detto Arca –. La grande capacità di ascolto ha fatto di lui il messaggero di una luce di mediazione e di ragionevolezza. Ma Abis era anche un uomo concreto, capace di andare in fondo al ragionamento e di farlo comprendere agli altri quando serviva a raggiungere il risultato».
E di risultati per la Sardegna e per l’Oristanese Abis ne ottenne molti. Tra questi il porto di Oristano-Santa Giusta, la nuova diga sul Tirso e l’istituzione della Provincia di Oristano, solo per citarne alcuni. La nipote Simona, docente universitaria e ricercatrice negli Stati Uniti, ha invece aperto una finestra sulla dimensione più privata del nonno, raccontando alcuni aspetti inediti della sua vita familiare e suscitando grande emozione tra i presenti. «Mio nonno amava la sua terra ma, da uomo politico lungimirante, sapeva che per migliorarla occorreva stare nelle stanze in cui venivano prese le decisioni che contano. Quindi partiva per Roma, ma alla fine della settimana tornava sempre e ad attenderlo trovava file interminabili di persone, che lui ascoltava con grande attenzione».
Altri aspetti dell’uomo e del politico sono stati ricordati da Angelino Rojch, già presidente della Regione, Eliseo Secci, presidente degli ex consiglieri regionali, dal consigliere regionale Roberto Deriu, da Maria Delogu, segretaria particolare dell’assessora regionale alla Cultura Ilaria Portas, dal giornalista Franco Siddi, dal consigliere regionale Emanuele Cera e dal presidente del Consorzio Uno Gianvalerio Sanna, che ha annunciato l’istituzione di due borse di studio intitolate al senatore. Un filo comune ha attraversato gli interventi: il ricordo di Abis come uomo di «elevato spessore umano, culturale, sociale e politico». Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera dei deputati e amico personale di Abis, ha affidato il suo ricordo a un videomessaggio: «Lucio Abis ha sempre lavorato per il riscatto delle classi popolari, perché gli ultimi avessero la possibilità di essere protagonisti e perché la Sardegna potesse costruire un futuro di sviluppo nel Mediterraneo». A chiudere il convegno, la lettura da parte di Simona Abis dei messaggi inviati dal presidente del Senato Ignazio La Russa e dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
