Città sempre più calda, ma senza fontanelle pubbliche: dissetarsi è impossibile
Sempre più difficile la caccia a un bicchiere d’acqua senza doverlo acquistare
Oristano Basta una passeggiata per scoprire che bere un bicchiere d’acqua senza comprarlo non è affatto semplice. La segnalazione arriva da anziani, sportivi, proprietari di cani e da chi frequenta parchi e spazi pubblici. Le fontanelle sono poche, distribuite tra centro, periferie e frazioni e, secondo le segnalazioni raccolte, molte non funzionano. Chi cammina, corre o trascorre qualche ora all’aperto è così costretto a portarsi l’acqua da casa o ad acquistarla al market o al bar. Una situazione che pesa soprattutto d’estate, quando l’acqua diventa una necessità. E con le temperature roventi e sempre più alte, il problema riguarda anche le politiche di adattamento al cambiamento climatico. La questione non è nuova. Una quindicina di anni fa, quando ancora dalle fontanelle pubbliche sgorgava acqua a volontà, la giunta Tendas aveva dovuto fare i conti con Abbanoa per problemi legati alla gestione dei consumi. Il gestore del servizio idrico aveva rilevato difficoltà nella lettura e contabilizzazione dell’acqua e le fontanelle erano state chiuse.
Oggi il caso più evidente è nella marina di Torregrande e in tutte le aree pubbliche riqualificate di recente. Lungo la passeggiata frontemare e nelle nuove piazze Mariano e Manno, al parco di via Solferino o in quello lineare di Oristano Est, nello spazio del Foro Boario in piazza Pintus e persino lungo la ciclabile che collega a Silì, non c’è una rete di fontanelle per chi cammina e fa sport. Oristano dispone intanto di quattro case dell’acqua a pagamento con prezzi molto modici, a Torangius, al Sacro Cuore, in viale Repubblica e a Silì. I dati relativi al 2023 parlano di 510mila litri erogati, circa 340mila bottiglie di plastica evitate e un risparmio stimato in 76.500 euro. L’acqua dell’acquedotto viene microfiltrata, sterilizzata e refrigerata. Il prezzo è di 6 centesimi al litro per la naturale e 8 per la gassata. Anche questi impianti, però, hanno conosciuto interruzioni: il Comune aveva indicato tra le cause del calo dei consumi rispetto al 2022 danneggiamenti e gli atti vandalici, che ne hanno reso qualcuna inutilizzabile.
Il tema è arrivato di recente anche in consiglio comunale: con un’interpellanza a luglio, la consigliera Maria Obinu ha chiesto all’amministrazione una rete di rifugi climatici contro le ondate di calore e una mappatura degli spazi pubblici con acqua, ombra e sedute, compreso il ripristino o l’installazione di nuove fontanelle. Di rimando, l’assessora all’Ambiente Maria Bonaria Zedda ha richiamato il lavoro dell’amministrazione sui rifugi climatici e il progetto Porta d’acqua, che prevede interventi nell’area dell’ex biblioteca di via Carpaccio e in via Emilio Lussu.
Nei progetti di riqualificazione di Massama e Nuraxinieddu sono inoltre previste fontanelle di acqua potabile. Il quadro, però, resta quello segnalato da chi si sposta a piedi: pochi punti esistenti, non sempre funzionanti e difficili da individuare. Con il caldo che aumenta, portarsi una bottiglia da casa o comprarla al market non è affatto una comodità: incide sul portafoglio e significa continuare a consumare plastica. D’altro canto le città estere fanno scuola. Quasi ovunque la possibilità di dissetarsi o di rinfrescarsi è sempre garantita propria dalla presenza delle fontanelle pubbliche: i turisti lo notano, i residenti pure.
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