Tasse e tributi non pagati: il Comune va a caccia di 13,5 milioni di euro
L’amministrazione di Bosa avvia con due delibere un’attività di riscossione che durerà due anni
Bosa Tredici milioni e mezzo di euro ancora da riscuotere, un disavanzo che già nel 2015 era arrivato a 2,1 milioni e risorse che restano bloccate nei crediti non incassati. È il quadro finanziario da cui parte il nuovo piano del Comune di Bosa, che punta a recuperare le somme dovute e a rafforzare le entrate dell’ente. La giunta ha approvato due delibere per avviare un’attività che coinvolgerà tutti gli uffici comunali fino al 2028, con verifiche sulle posizioni irregolari e l’invio degli avvisi di accertamento. I numeri raccontano una crescita dei crediti da riscuotere: al 31 dicembre 2025 ammontavano a 13,5 milioni di euro, contro i 5,3 milioni registrati nel 2019: tributi, canoni, contributi e altre entrate, comprese Imu e Tari, ma anche affitti e concessioni. Una massa di risorse che ora il Comune deve cercare di recuperare per migliorare la propria capacità finanziaria e avere maggiori margini per sostenere le spese e gli interventi sul territorio. Il problema riguarda anche gli equilibri di bilancio. Per legge, una parte dei crediti di dubbia riscossione deve essere accantonata in un fondo di garanzia, senza poter essere utilizzata per finanziare altre attività. Alla fine del 2025 il fondo aveva raggiunto i 2,3 milioni di euro, con un aumento di 1,2 milioni rispetto all’anno precedente. Un vincolo che riduce le risorse effettivamente disponibili per manutenzioni, strade, scuole e servizi.
L’attività di verifica condotta dall’amministrazione ha ricostruito una situazione critica che risale almeno al 2015, quando il disavanzo era già di 2,1 milioni. Sul fronte delle entrate tributarie, una stima tecnica indica in circa 1,9 milioni di euro il mancato gettito Imu tra il 2021 e il 2025. Per la Tari, invece, il nodo è legato alla copertura dei costi del servizio rifiuti, che per legge deve essere garantita integralmente dal gettito della tassa. Il mancato pagamento, sottolinea il Comune, finisce per pesare anche su famiglie e imprese che rispettano le scadenze. Per individuare le posizioni irregolari, gli uffici hanno incrociato i dati dell’anagrafe, del catasto, dei versamenti e delle pratiche edilizie. Nei prossimi mesi partiranno gli avvisi di accertamento, a cominciare dalle annualità più vecchie.
L’amministrazione intende però offrire ai contribuenti la possibilità di regolarizzare la propria posizione prima della notifica, attraverso il ravvedimento operoso per Imu e Tari, con interessi al tasso legale e sanzioni ridotte. La differenza economica può essere rilevante: per mille euro di Imu non versati dopo settembre 2024, il ravvedimento comporta una sanzione di 31,25 euro, mentre con l’avviso di accertamento si arriva a 250 euro, oltre a interessi e spese di notifica. Per canoni, affitti e altre entrate patrimoniali, il pagamento spontaneo permette di evitare interessi di mora, oneri di riscossione e spese delle procedure esecutive. Resta inoltre possibile chiedere una rateizzazione secondo il regolamento comunale.
Il sindaco Alfonso Marras lega il recupero delle entrate alla necessità di ristabilire condizioni di equità tra i contribuenti e recuperare capacità di spesa. «Da approfondite attività di verifica e studio abbiamo purtroppo accertato che il nostro Comune convive da tempo con una fragilità finanziaria. A pagarne il prezzo sono i cittadini onesti, con meno servizi e meno investimenti» spiega. E chiarisce la linea dell’amministrazione: «Oggi cambiamo passo. Non vogliamo colpire nessuno: vogliamo rimettere tutti sullo stesso piano». Il piano si svilupperà nei prossimi due anni, con l’obiettivo di trasformare i crediti ancora sulla carta in entrate effettive per il bilancio comunale.
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