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Oristano

Il caso

Al buio da due anni e in attesa di gestione, a pagare sono i giovani: «Ridateci lo skate park»

di Caterina Cossu
Al buio da due anni e in attesa di gestione, a pagare sono i giovani: «Ridateci lo skate park»

La struttura è chiusa da agosto perché è scaduto il bando

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Oristano Chiuso da agosto, ma già da due anni inutilizzabile nelle ore serali per colpa dell’illuminazione guasta. Lo skate park di Sa Rodia, realizzato con un investimento pubblico di 96mila euro, resta inaccessibile mentre la nuova gestione dello Spazio Giovani, da cui dipende l’apertura della pista, attende ancora di essere assegnata. Un impianto costato 96mila euro di risorse pubbliche che oggi non può essere utilizzato da chi dovrebbe beneficiarne. «Bisogna separare lo skate park dallo Spazio Giovani, renderlo accessibile 24 ore su 24». A farsi portavoce della protesta è Nicola Poddi, quasi vent’anni, appena diplomato all’Aeronautico di Oristano e sulle tavole da sei anni. Vuole trasformare la passione in uno sport agonistico, ma nella sua città non può neppure allenarsi. Il bando per la gestione dello Spazio Giovani e del Ceas Aristanis ha raccolto due proposte, ma l’esito dell’aggiudicazione non è ancora noto. Nel frattempo, la pista resta chiusa e nessuno sa quando potrà riaprire. «È un’anomalia che una pista comunale debba sottostare agli orari di un edificio dove si svolgono altre attività – argmenta –. A Simaxis e ad Assemini gli skate park sono aperti al pubblico h24. Lo skateboard è nato come simbolo di libertà, ma qui non possiamo decidere nemmeno quando praticarlo».

Con la precedente gestione dello Spazio Giovani, affidata alla cooperativa Nel Sinis, si era creata una collaborazione tra gli skater e chi si occupava della struttura. Una decina di ragazzi frequentava abitualmente la pista, contribuendo alla manutenzione con indicazioni tecniche, come la necessità di passare la cera sulle superfici, e rendendosi disponibile a insegnare a tanti bambini i primi movimenti sulla tavola. Un luogo di sport, ma anche un punto di incontro e di crescita. «Per noi che abbiamo vissuto il Covid negli anni della crescita, socializzare è fondamentale – va avanti Poddi –. Qui lasci il telefono in tasca, alzi la testa e vivi lo spazio con gli altri. Adesso non sappiamo se e quando potremo tornare». La delusione è tale che il giovane neodiplomato sta pensando di lasciare Oristano per raggiungere il padre in Inghilterra e cercare lavoro. «Avrei voluto restare e dedicarmi alla mia città, prendendomi cura di uno spazio e condividendo la mia passione. Invece ho trovato soltanto porte chiuse». La richiesta è riaprire la pista, ripristinare l’illuminazione e svincolarla dagli orari dello Spazio Giovani, come accade altrove. «Un investimento pubblico non può restare inutilizzato e non possiamo continuare a pagare il prezzo dei ritardi amministrativi» chiude.

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