Tornerà a nuovo splendore il dolmen di Mores

Il dolmen di Mores È il più grande dell’intera isola

 MORES. Hanno preso il via di recente i lavori di restauro conservativo e di valorizzazione paesaggistica del complesso megalitico di Sa Coveccada, che al termine consentiranno una valida fruizione dell'area archeologica. Affidato a uno staff di tecnici - architetti e restauratori, geologi, geoingegneri e geofisici, biologi, archeologi ed esperti della Soprintendenza di Sassari e Nuoro - l'intervento mira al recupero strutturale e conservativo del dolmen.  Un monumento che, per la singolarità delle strutture e per l'elevato valore, è il più importante della Sardegna. «Alcuni particolari architettonici, come nicchia e portello - si legge infatti nella relazione progettuale -, trovano confronto con le domus de janas di età Neo-Eneolitica, mentre la lastra frontale nel suo insieme costituisce il precedente della stele delle tombe di giganti dell'età nuragica. Il monumento è pertanto considerato un importante elemento nella evoluzione delle architetture sepolcrali della Preistoria della Sardegna. La presenza del menhir, posto a segnacolo del dolmen, e delle nicchie indiziano l'esistenza di culti e rituali funerari che si tenevano nel sito. Il dolmen, privo di elementi di cultura materiale utili per la datazione, costituisce un unicum tra i monumenti megalitici della Sardegna e trova confronti, per il lastrone di chiusura con il portellino alla base e la nicchia, con il sepolcro di Corte Noa-Laconi dell'antica età del Rame. Un vero e proprio gioiello, quindi, da valorizzare e rendere fruibile pur tenendo d'occhio l'intento conservativo. «L'intervento di restauro - spiegano gli esperti del pool - ha già visto indagini preliminari di rilevamento in 3D, microbiologiche, minero-petrografiche e ultrasoniche, archeologiche, prove di consolidamento dirette sul monumento e indirette in laboratorio su campioni dello stesso litotipo. Tutte le operazioni sono state e saranno monitorate anche in relazione alle condizioni microclimatiche ambientali e documentate nel corso dei lavori. Considerati il rischio statico per la struttura e per la fruizione - proseguono gli esperti - si sta valutando l'utilizzo di strutture reggenti con materiali compatibili o l'impiego di eventuali imperniature, se si rendessero assolutamente necessarie, previa sperimentazione in laboratorio di tale intervento e la consultazione del Mibac».  Il progetto prevede inoltre la valorizzazione dell'area e un eventuale sistema di copertura a protezione dagli agenti atmosferici. L'intervento di recupero, che ha visto in fase preliminare rilievi con tecnica 3D laser scanner, è mirato ad una conservazione il più possibile compatibile e nel rispetto dell'originaria struttura del monumento. (b.m.)
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