Ustica, lambì i cieli sardi la guerra aerea che causò l'abbattimento del Dc9

L’inchiesta. Un carabiniere dentro la fusoliera del Dc9 di Ustica ricostruito in un hangar a Pratica di Mare

 SASSARI. C'è anche un po' di Sardegna nell'oscuro scenario di morte della notte di Ustica. Ci ha sempre creduto il giudice istruttore Rosario Priore che, nel giugno del 1995, arrivò nell'isola per indagare sulla presenza di militari libici nel poligono del Salto di Quirra e per interrogare gli uomini radar di Elmas, Decimomannu e Perdasdefogu. Priore è infatti sempre stato convinto che la Sardegna non sia rimasta fuori da quel misterioso scenario di guerra nel quale, la sera del 27 giugno 1980, esattamente 31 anni fa, finì il Dc9 Itavia Bologna-Palermo. Per il magistrato, infatti, sicuramente qualcuno ha sentito per radio o visto con gli "occhi elettronici" dei radar come morirono le 81 persone che si trovavano sul volo IH 870.  La conferma arriva da un dossier della Nato trasmesso alla procura della Repubblica di Roma, in risposta alla rogatoria inoltrata circa un anno fa dalla magistratura italiana. Documentazione ancora riservata, ma che è stata anticipata l'altro ieri da Andrea Purgatori, il giornalista che per primo riuscì ad aprire un varco nell'impenetrabile muro di gomma che nascondeva la tragedia di Ustica.  I vertici dell'alleanza atlantica hanno infatti trasmesso l'elenco delle tracce radar degli aerei militari che, la sera del 27 giugno di 31 anni fa, erano in volo nello spazio aereo italiano. Per alcuni velivoli mancherebbe ancora l'identificazione, ma tutto fa pensare che si tratti di cacciabombardieri francesi decollati dalla base di Solenzara, in Corsica. Il problema è ora soprattutto politico perché la Nato ha praticamente dimostrato di avere la fotografia di quello che accadde nei cieli italiani la notte della tragedia, ma per dare un nome a quelle tracce occorre una delibera politica dei membri dell'alleanza.  Difficile prevedere cosa farà Parigi che, quando l'inchiesta venne riaperta due anni fa, dichiarò tutta la sua disponibilità per contribuire all'accertamento della verità. Ma non si deve dimenticare che i francesi hanno sempre negato il loro coinvolgimento nell'abbattimento del Dc9 dell'Itavia. Anzi, dissero che nella base dell'Armée dell'air di Solenzara il giorno di Ustica le attività erano state sospese alle 17.  In questa mappa dei tracciati radar messa a disposizione dalla Nato appaiono due elementi significativi che in qualche modo possono ricondurre alla Sardegna. La prima è la traccia di un aereo di supporto britannico che, dalle 19,44 alle 20,14 era in volo da Tunisi verso Cagliari. Molto probabilmente un Awacs, cioé un gigantesco radar volante. L'altra traccia è invece quella di un cacciabombardiere inglese in viaggio da Marsiglia verso la Sardegna. Qui l'orario non viene precisato, ma comunque si parla della sera. Cioé più o meno nel range orario nel quale il Dc9 Itavia venne abbattuto. Infatti, la voce del primo pilota Domenico Gatti che dice al suo secondo «ehi, guarda...» si spegne in un silenzio agghiacciante esattamente alle 20,59 e 45 secondi.  In precedenza, esattamente nell'ottobre del 1997, l'allora segretario generale della Nato, Javier Solana, aveva consegnato al nostro governo una documentazione nella quale si parlava di dodici caccia americani e britannici in volo quella tragica notte. Ma Solana omise di riferire di altri quattro aerei da combattimento. Si parlò anche allora della possibilità che si trattasse di aerei francesi, perché una registrazione radar di Poggio Ballone (Grosseto), stranamente non inghiottita dal gorgo oscuro nel quale sono svanite prove e testimonianze, indicava in Solenzara, in Corsica, la base di partenza dei quattro jet. Solo tre, poi, tornarono alla base.  Per dire la verità, fu il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa nella cupa stagione del terrorismo, il primo a mettere in relazione Solenzara con la strage di Ustica. La sera in cui il Dc-9 dell'Itavia precipitò in mare, infatti, dalla base corsa partirono decine di caccia-bombardieri. Bozzo era là in vacanza con alcuni parenti, e fu quindi testimone dell'intenso traffico aereo di quella sera. La sua testimonianza casuale - durante un briefing in Calabria successivo a un sopralluogo del giudice Priore che indagava sul misterioso Mig-21 trovato sulla Sila - smentì clamorosamente il ministero della Difesa francese, il quale aveva comunicato ufficialmente che, il 27 giugno 1980, l'attività aerea nella base di Solenzara era terminata alle 17. Successivamente, Priore accertò che non era vero.  Oltre alle affermazioni del generale Bozzo, infatti, saltarono fuori registrazioni radar nelle basi italiane (soprattutto Poggio Ballone), registrazioni di conversazioni tra centri di controllo del traffico aereo e testimonianze di turisti italiani che si trovavano nella zona di Solenzara. Tutto coincideva: i caccia francesi decollarono e atterrarono sulla pista di Solenzara fino a notte inoltrata. Dal governo francese, un silenzio assordante. Anche alle richieste di rogatoria da parte della magistratura italiana. Almeno fino a pochi anni fa.  Come pure un incredibile silenzio circonda il misterioso viaggio di un aereo partito da Ajaccio un'ora dopo la strage e diretto a Tripoli. L'aereo era ufficialmente registrato a nome della Air Ambulance, società di copertura dei servizi segreti libici. Chi avesse a bordo e quale fosse la sua missione, dopo 31 anni è ancora un mistero.  L'inchiesta sulla strage di Ustica è stata riaperta due anni fa in seguito alle dichiarazioni dell'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. «C'era un aereo francese che si mise sotto il Dc9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio» disse il presidente emerito della Repubblica in una trasmissione radiofonica. Circostanza che successivamente Cossiga confermò ai pm di Roma. «Non ho dato un grande contributo alla storia - ha detto Cossiga - ho solo raccontato quello che sapevo: si è riaperta un'inchiesta su Ustica e ho testimoniato». L'ex presidente disse che l'allora capo del Sismi (il servizio segreto militare) gli riferì che sarebbe stato un missile a risonanza magnetica, lanciato da un aereo francese per colpire un aereo libico con a bordo Gheddafi, ad abbattere il Dc9 Itavia su Ustica. Cossiga, però, manifestò anche tutto il suo pessimismo sulla possibilità che si sarebbe potuto fare chiarezza sulla strage.  «Credo però che non si saprà mai nulla di più - disse infatti -. La Francia sa mantenere un segreto e si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande. L'altro Stato coinvolto è l'ex Unione Sovietica».  In passato la Sardegna è comparsa altre volte nelle indagini sulla strage di Ustica. Scenari suggestivi, ma mai supportati da riscontri concreti. Difficile capire se si sia trattato di intossicazioni o di depistraggi. L'ex comandante della struttura supersegreta Gladio, Gerardo Serravalle, per esempio disse che «il Dc9 Itavia fu abbattuto per errore da un caccia israeliano che avrebbe dovuto intercettare un aereo-cargo che trasportava componenti di un missile a lunga gittata per Gheddafi». Per Serravalle un Mig-23 libico era stato incaricato di fermare il caccia F4-E di Tel Haviv, dopo una sosta tecnica ad Alghero. Disse Serravalle: «Ma il Mig arrivò in ritardo, dopo che il Dc9 era stato già abbattuto dagli israeliani».  Ora, dopo 31 anni, la Nato restituisce la speranza di avere la verità su quella strage. L'unica cosa che sembra certa è che quella notte maledetta qualcuno aveva pianificato l'uccisione del leader libico Gheddafi. Che, anni dopo, in un intervista ammise: «Sì, quella notte volevano uccidermi, ma sul Tupolev che si voleva intercettare io non c'ero. L'aereo era infatti in viaggio verso la Jugoslavia per lavori di manutenzione».

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