Don Efisio Carta e Luigi Daga mai più tornati a casa

Don Efisio Carta con la moglie

 ORISTANO. Don Efisio Carta è per tutta Oristano, ancora oggi, semplicemente don Efisio. Tutti sanno che era il barone degli stagni e che il 16 novembre del 1978 i banditi lo sequestrarono, mentre si trovava nella zona di Turr 'e Seu, in una delle sue proprietà terriere nel Sinis di Cabras. Fu uno dei tanti rapimenti di persona di quegli anni, con le bande più disparate che imperversavano un po' in tutta l'isola.  Don Efisio si ribellò e probabilmente venne anche ferito gravemente durante la lotta con i sequestratori. A nulla valse il quasi certo pagamento del riscatto, perché il vecchio proprietario delle pescose lagune di Cabras, prima che queste passassero in mano pubblica, non fece ritorno a casa. Su di lui si sprecano gli anedotti, ma uno in particolare da sempre lo identifica. Si dice che dal suo palazzo di piazza Eleonora, a Oristano, quando ancora non esistevano edifici che avrebbero oscurato la vista e lo sguardo si estendeva sino al territorio di Cabras, armato di cannocchiale controllasse che l'attività nei suoi stagni andasse avanti senza pause.  Quattro anni prima Oristano fu teatro di altri due seqeustri finiti in tragedia, senza che i familiari potessero riabbracciare l'ostaggio: Puccio Carta e Luigi Daga. Quello che più interessa gli inquirenti in questo momento dell'inchiesta legata al ritrovamento dello scheletro a Capo Mannu è quello di Luigi Cesare Daga. Aveva 19 anni in quell'estate del 1974. Erano le dieci e mezza della sera del 17 agosto quando se lo portarono via. Si disse che i familiari, impresari edili con una ben avviata azienda di laterizi, probabilmente pagarono anche un riscatto di venti milioni di lire. Non servì a nulla. (e.c.)

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