La Nuova Sardegna

Thiesi, una mostra sui toponimi sardi

Salvatore Tola
Una delle chiese rupestri descritte nella mostra di Thiesi A destra, il regista Peter Marcias In basso, particolare di una foto di Daniela Zedda
Una delle chiese rupestri descritte nella mostra di Thiesi A destra, il regista Peter Marcias In basso, particolare di una foto di Daniela Zedda

Sino a fine mese l'evento segnalato dal ministero dei Beni Culturali

28 settembre 2011
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THIESI. Le statistiche e l'esperienza quotidiana ci dicono che l'impiego della lingua sarda è in continua diminuzione; allo stesso tempo, quasi a trovare un rimedio, a porre un contrappeso, si moltiplicano le ricerche che ne mettono in risalto valore e ricchezza. L'attenzione cade spesso sulla toponomastica, si va alla caccia dei nomi di luogo perché sono affascinanti per suono e significato; ma la ricerca si dirige il più delle volte alla sola etimologia. Il tentativo di inserirli in un quadro più vasto, dal punto di vista sia geografico che umano, è stato compiuto felicemente a Thiesi, nel predisporre la mostra «Tancas, cunzados, funtanas e... giassos» che si può vedere nella sala «Sassu» di via Garau.

Il lavoro si è concretizzato in una ricerca sui legami che uniscono i nomi non solo ai luoghi ma anche ai monumenti, ai paesi scomparsi e alle attività abbandonate; e quindi ai documenti pubblici e privati conservati negli archivi. La rassegna si apre con grandi foto dei resti archeologici e delle chiese campestri; si passa poi, sempre attraverso la documentazione fotografica, ai luoghi che hanno preso il nome dal tipo di vegetazione, come «Su Ardosu» dai cardi, o «Su Saucu» dal sambuco. Seguono le fontane, importanti per la civiltà contadina e per la popolazione quando non esisteva l'acquedotto; e poi i mulini, i forni di calce, le antiche fattorie. Il tentativo, così ben riuscito, di dare vita ai toponimi e di collegarli alle emergenze del territorio fa della mostra un quadro dettagliato del patrimonio dei beni culturali.

Il lavoro è stato svolto da Stefano Ruiu, titolare dello «Sportello linguistico», già esperto di ricerche sulla cultura tradizionale del paese. Il progetto, promosso dal Comune, è stata seguito da Marina Sechi Nuvole dell'Università di Sassari e da Angelo Ammirati, direttore dell'Archivio di Stato di Sassari; mentre Giuseppe Puggioni si è occupato della parte fotografica. La mostra, aperta sino alla fine del mese, ha ricevuto particolare attenzione durante le «Giornate europee del patrimonio»: il Ministero dei Beni culturali l'aveva infatti inserita tra quelle degne di attenzione.
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