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Meno locali, più lavoro: se dalla discoteca arrivano i nuovi manager

La docente di Psicologia Patrizia Patrizi e in alto una discoteca
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La docente di Psicologia Patrizia Patrizi e in alto una discoteca

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 SASSARI. Quello della notte è solo un mondo tentacolare o può diventare anche una opportunità di investimento? Gli stili del divertimento giovanile sono sicuri? Che ruolo hanno gli amministratori pubblici e i titolari di locali notturni? Sono i temi cruciali al centro della ricerca «Notte brava, brava notte», realizzata dallo staff di psicologia giuridica e sociale dell'Università, in collaborazione con il Dipartimento di economia istituzioni e società dello stesso ateneo. I primi risultati dell'indagine, durata un anno, sono stati presentati ieri, al Tribunale minorile.  Nella sala conferenze del palazzo di Piandanna, presenti, oltre al rettore Attilio Mastino, il responsabile della giustizia minorile in Sardegna, Sandro Marilotti. Una meticolosa raccolta di dati, condotta da Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia giuridica e sociale, e Anna Bussu, assegnista di ricerca dello stesso dipartimento, che per mesi hanno guidato un'equipe di ricercatori sguinzagliati in tutta l'isola a scandagliare, con gli strumenti della ricerca sociale, il "popolo della notte". Dai dati, presentati da Anna Bussu, filtra in controluce l'immagine di un mondo popolato da giovani tra i 26 e i 35 anni, studenti universitari e giovani lavoratori che nel fine settimana, con un picco durante il periodo estivo, frequentano i locali notturni o partecipano a eventi spettacolari di carattere culturale. Attraverso una serie di interviste e l'elaborazione di questionari, i ricercatori, coadiuvati dagli specialisti del Consorzio Nova e gli operatori del Silb-Fipe (associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo) hanno passato al setaccio otre 60 locali notturni nelle quattro province storiche, mettendo in contatto i titolari con un campione di frequentatori attraverso il sistema del focus. L'intento è quello di analizzare il sistema e capire dove e come si può intervenire per migliorarne il funzionamento, a cominciare dalla sicurezza. Da qui l'opportunità di trasformare le criticità in occasione di sviluppo per fare impresa. Ciò che balza agli occhi è l'inversione di tendenza, maturata in poco meno di un decennio, secondo cui giovani e giovanissimi non vedrebbero più nella discoteca l'unico modello di divertimento: «Si sono dilatati i tempi - spiega la dottoressa Bussu - in discoteca mediamente si arriva verso le 3 del mattino e pochi sono propensi a pagare per intero l'ingresso che consente una sosta tutto sommato limitata». Nascono mode e tendenze nuove come l'apericena (bevanda analcolica consumazione) oltre al classico happy hour, fascia oraria in cui i locali pubblici applicano sconti sulle consumazioni. Tutto questo avviene prima dell'ora canonica in cui un tempo si andava in discoteca. Tirando le somme sembra che la discoteca tradizionale non tiri più se è vero, come ha rimarcato Anna Bussu, che dal 2000 le presenze si sono ridotte del 50 per cento. Le note dolenti si fanno sentire quando si affronta il tema della sicurezza e qui si inserisce l'altro aspetto della ricerca, quello legato alle opportunità occupazionali in un mondo fatto principalmente da giovani, in cui i giovani stessi potrebbero diventare attori di uno sviluppo sostenibile. «Nascono nuove figure professionali - prosegue Anna Bussu - funzionali alla domanda sempre crescente di nuova sicurezza, quella che serve per migliorare la qualità del divertimento». Dagli addetti alla sicurezza, alle pubbliche relazioni, dai dj alla promozione e organizzazione di eventi. Ruoli e funzioni analizzati nell'ambito di un master, «Management del divertimento notturno», che rappresenta il punto di arrivo del programma varato dall'università. A questo riguardo «è determinante il concorso di amministratori e istituzioni pubbliche - conclude la Bussu - a cui spetta il compito di pilotare le dinamiche di questo cambiamento». Al convegno hanno preso parte anche Alessio Marras e Cecilia Sechi, assessore alle Politiche giovanili di Palazzo Ducale e garante per i detenuti, e Vincenzo Castelli, presidente del Consorzio Nova, che si occupa di giovani.

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