Escono due nuove edizioni di «Piove governo ladro!» e «Lalbero del riccio»
Gramsci tra analisi di costume e affetti familiari
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La moglie di Gramsci, Giulia Schucht, con i due figli, Delio e Giuliano 2 MINUTI DI LETTURA
Tra gli scritti di Antonio Gramsci, le satire di costume e le favole per i più giovani sono probabilmente i testi meno noti e diffusi. Editori Riuniti ripubblica due titoli che colmano parzialmente il vuoto: «Piove, governo ladro!» (155 pagine, 11,90 euro) e «L'albero del riccio» (180 pagine, 12 euro). Nel triennio 1916-1918, Antonio Gramsci lavorava al foglio piemontese dell'Avanti!, dove curava una rubrica di «satire e polemiche sul costume degli italiani». La raccolta il cui titolo continua tuttora a occupare la top ten delle imprecazioni arci-italiane, contiene brevi note quotidiane, compilate osservando la vita dei torinesi dalla finestra della sua abitazione, in piazza Carlina, girando per le librerie, nei luoghi di riunione degli operai, a teatro. «Sotto la mole», appunto, era il titolo di quella rubrica. Le piccole storie diventano un pretesto per introdurre il lettore a riflettere sui limiti intellettuali e morali di un popolo che, pochi anni più tardi, si sarebbe consegnato alla dittatura fascista. A distanza di appena un decennio, quel cronista acuto, diventato nel frattempo deputato, è in carcere, dove, come si sa, non smise mai di scrivere. «L'albero del riccio», che l'editore consiglia a giovani lettori, contiene favole lievi con protagonisti piccoli animali, briganti o riproposizioni di classici di Kipling, Dickens, Puskin, scritte per i figli, Delio e Giuliano. Le fiabe sono inframmezzate da lettere, indirizzate anche alla mamma, alla moglie e alla cognata: sono pagine talmente affettuose e premurose da rivelare lo struggimento per quei legami spezzati e destinati a non essere più vissuti. La satira in queste pagine cede il passo all'intimità e alla tenerezza; l'ansia di spiegare il mondo alla curiosità per la grafia e i giochi dei suoi bimbi.
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