“My sardinian life”, una blogger canadese svela i segreti dell’isola

Si fa chiamare Jennifer Avventura, da 4 anni vive in Gallura e dal 2010 racconta sul web luoghi e tradizioni da scoprire

SASSARI. Un ritratto fresco e vivace dell'isola, disegnato con l'entusiasmo di chi vuole condividere un cosa bella e - per molti - sconosciuta. Jennifer è nata in Canada, è arrivata in Sardegna quattro anni fa e dal 2010 passa il tempo a osservare e studiare l'isola per raccontarla ogni giorno, in inglese, sul suo blog "My Sardinian Life - La mia vita sarda" in cui si firma con il suo "nom de plume", Jennifer Avventura.

Dopo avere viaggiato in più di venti paesi (dal Brasile all'Australia, passando per l'Irlanda), oggi vive a Trinità d'Agultu. Un bel salto dai 150mila abitanti di St. Catharines, la sua città d'origine, dove in pochi conoscevano l'isola. È per lettori come loro che Jennifer scrive, partendo dalle basi: una grande freccia rossa in mezzo all'atlante, per indicare in quale punto del mondo si trovi la Sardegna. Descrive luoghi e tradizioni, stila guide e ricette, dà informazioni pratiche. Ma va ben oltre il turismo: il nome di Rossella Urru e gli appelli alla liberazione riecheggiano più volte sul suo blog "perché mi tocca da vicino e credo sia importante condividere queste notizie con il resto del mondo".

Che cosa l'ha portata a viaggiare tanto?

«Quando avevo vent'anni ho fatto i bagagli e sono partita per l'Australia, dove sono rimasta per un anno. All'inizio è stato scioccante. Mi chiedevo che cosa ci facessi laggiù. Poi ho incontrato altri viaggiatori e sono riuscita a girare tutta l'Australia, da est a ovest, spesso in autobus. Da quell'esperienza ho capito che c'è moltissimo da vedere nel mondo. Credo mi abbia reso una persona migliore. Mi ha fatto aprire gli occhi davanti a temi importanti, come la povertà e i diritti delle donne».

Quando ha iniziato a raccontare la Sardegna?

«A novembre del 2010. Ho sempre scritto, ma a un certo punto mi sono detta: come faccio a far conoscere questa magnifica isola del Mediterraneo se non ne scrivo per gli altri? Così è nata "La mia vita sarda". È qualcosa che faccio per chi non c'è mai stato, non avendo trovato blog in inglese sulla Sardegna».

Che idea si è fatta della cultura dell'isola?

«Quello che vedo io è una cultura vivace, energica, bella e incentrata sulla famiglia. È davvero uno spettacolo poter assistere alle feste tradizionali o alle sagre. Adoro esplorare i paesini antichi. Provo ad andarci a piedi perché non guido la macchina, e mi piace perdermi nelle stradine di acciottolato, cercando di immergermi il più possibile nella cultura in cui mi trovo».

Nella giornata dell'8 marzo ha raccontato sul suo blog la vicenda di Rossella Urru. Che cosa l'ha spinta a farlo?

«Ho deciso di scriverlo perché sono una donna e quello che le è successo mi tocca da vicino. Credo che i media italiani non abbiano parlato molto di questa vicenda in tv prima dell'intervento di Geppi Cucciari a Sanremo. Ma erano passato 117 giorni dal rapimento. Più cercavo di capire e approfondire, più sentivo il bisogno di informare chi non ne sapeva nulla. Credo sia un fatto importante da condividere con il resto del mondo, per far sapere che questi rapimenti avvengono nel mondo reale. Quando avevo 16 anni due ragazzine che andavano nella scuola accanto alla mia furono rapite, torturate e uccise. Quella storia mi segnò per sempre. Eppure credo che nessuno qui abbia mai sentito parlare di Kristen French e di Leslie Mahaffy. Ecco, da allora cerco di dare voce alle donne che non possono parlare».

Rispetto al modo in cui viveva in Canada, le manca qualcosa?

«La mia famiglia, prima di tutto. Poi, essendo cresciuta in una città di 150 mila abitanti, vivere in un paese di duemila persone mi fa sentire una differenza abissale. Però è anche vero che in Canada c'è una società composta da numerose culture, quindi sarebbe difficile dire che mi manchi qualcosa della mia "cultura". Mi piacerebbe che qui i trasporti pubblici funzionassero di più. Io non li prendo, vado spesso a piedi, ma soprattutto in estate trovo che ci sia l'esigenza di un sistema migliore: servirebbero orari più regolari, affidabili».

Un luogo da vedere assolutamente in Sardegna?

«Ce ne sarebbero tanti. Adoro la Gallura e Baia Sardinia, perché è la zona in cui vivo. Ma direi anche Costa Paradiso o Stintino. È davvero molto difficile pensare a un solo luogo. Più in generale, un ottimo motivo per vedere la Sardegna almeno una volta nella vita sono le bellezze naturali».

Qual è stata la cosa più difficile a cui si è dovuta abituare?

«Il gallurese. Nei primi anni era difficilissimo perché nel mio paese tutti parlano in dialetto tra loro, anche se poi si rivolgono a me in italiano. Era quello l'ostacolo maggiore. Adesso capisco un po' il gallurese e riesco a seguire il filo del discorso, anche se non riesco ancora a rispondere».

Sta provando a impararlo?

«Prima di tutto sto studiando l'italiano. E in secondo luogo il gallurese, perché è quello che si parla nella mia zona. È divertente, mi piace molto. Mio marito ride parecchio quando dico qualche parola strana in dialetto».

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