La Nuova Sardegna

Il governo farà cadere il progetto Carbosulcis

di Erminio Ariu

Miniera-centrale elettrica, il sottosegretario De Vincenti gela i sindacalisti «Siamo a buon punto con Alcoa ed Eurallumina, non possiamo darvi tutto»

29 luglio 2012
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NURAXI FIGUS. La decisione dell’Unione europea sul progetto integrato miniera-centrale elettrica potrebbe essere ininfluente se, nei primi giorni di agosto, al ministero dello Sviluppo economico fossero confermate le indiscrezioni provenienti da ambienti politici: «Al governo Monti – è in sintesi la voce che corre – il carbone della miniera di Nuraxi Figus, non piace».

A mostrare manifesta antipatia al progetto integrato proposto dalla Carbosulcis è stato il sottosegretario Claudio De Vincenti, in un breve ma devastante incontro con le segreterie nazionali e regionali di Cgil, Cisl e Uil. De Vincenti ha detto tranquillamente che quel progetto non si può mandare avanti.

Le motivazioni non sarebbero né tecniche né tantomeno politiche, ma di natura spicciola. «Stiamo superando le difficoltà della vertenza Alcoa – ha detto De Vincenti –, quella riguardante l’Eurallumina continua a progredire e non si può dare tutto al Sulcis Iglesiente, soprattutto in presenza di un progetto di tale portata». In altri termini il sottosegretario sparagnino cerca di guarire la malattia cronica economico-occupazionale del territorio con qualche pillola edulcorante e consentendo l’uso delle stampelle per far camminare le fabbriche di alluminio.

Negli ambienti sindacali su questa sparata del sottosegretario si avverte un certo disagio, ma nessuno intende esprimersi perché pare che De Vincenti abbia chiesto il silenzio stampa. La sorpresa quindi arriverà nei primi giorni di agosto quando le parti sociali saranno convocate a Roma per apprendere che la miniera di carbone di Nuraxi Figus va messa in stand by. Secondo i sindacati la contrarietà del governo al progetto carbone nasce da interventi delle lobby del petrolio e di altre aziende a capitale pubblico.

Ormai è noto che a Nuraxi Figus si preferisce Porto Tolle dove non c’è carbone e dove la tecnologia presente nel Sulcis è ancora da venire. A questo punto dovrebbe intervenire con fermezza la Regione e chiamare in causa direttamente il ministro Passera.

Sull’argomento si è già espresso anche il leader dell’Udc, Casini, secondo il quale non è ragionevole che la Sardegna venga espropriata delle ricadute di un progetto che oltre alla valorizzazione dell’unico giacimento carbonifero del paese chiude la filiera del carbone con la cattura e il confinamento dell’anidride carbonica.

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