La più antica coop sarda che oggi fattura 12 milioni
BORTIGALI. La Lacesa è la più importante realtà economica dell’agroalimentare della provincia di Nuoro e la prima cooperativa di pastori costituita in Sardegna. Nata nel 1907 per iniziativa degli...
BORTIGALI. La Lacesa è la più importante realtà economica dell’agroalimentare della provincia di Nuoro e la prima cooperativa di pastori costituita in Sardegna. Nata nel 1907 per iniziativa degli allevatori di Bortigali, a distanza di un secolo è più attiva che mai e raccoglie soci da tutto il centro Sardegna. La decisione dell’assessorato all’Agricoltura della Regione che la priva di un riconoscimento importante non ferma questa realtà di circa 600 associati, pastori che provengono dal Marghine e dall’alto Oristanese, soci conferitori che versano il latte delle loro aziende poi trasformato nel caseificio della Lacesa. La coop è cresciuta tra gli anni ’90 e il 2000. Nel 2007, anno in cui è stato celebrato il primo centenario, era una delle prime aziende del settore in Sardegna. Oggi lavora poco più di 8 milioni di litri di latte di pecora e circa 4 milioni di vaccino. Agli inizi degli ’90 Novanta la quantità di latte di pecora trasformato era la metà. La Lacesa è anche un’importante realtà occupazionale. Tra fissi e stagionali impiega circa 40 dipendenti e il fatturato si aggira attorno ai 12 milioni l’anno. La cooperativa produce 20 mila quintali di pecorino, gran parte romano che esporta per più della metà oltre oceano. Produce anche pecorino sardo Dop e formaggi vaccini destinati, per la gran parte, al mercato regionale. Le provole col marchio rosso, sono note in tutta l’isola, ma sono molto apprezzati anche il provolone, il burro e i formaggi grattugiati.
La cooperativa casearia è diventata Lacesa nel 1969, quando con quella di Bortigali si fusero anche quelle di Silanus e Macomer. Dopo la revoca del riconoscimento di organizzazione di produttori, la Lacesa è stata inserita in un altro binario, quello della trasformazione. Questo consentirà di ottenere i contributi per rientrare tra i produttori. Per avere il riconoscimento bisogna produrre almeno il 2,5 per centro del prodotto regionale, cosa che riesce a fare la cooperativa di Arborea. Nella trasformazione, invece, si arriva a circa il 20 per cento. (t.g.t.)
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