Armonia naturale e decrescita: il pensiero di Lombardi Vallauri

SASSARI. «La crescita è un feticcio che viene agitato, come quello dello spread, da persone che non pensano che crescere ancora significherebbe consumare più energia, vendere cose inutili. Crisi ce n’...

SASSARI. «La crescita è un feticcio che viene agitato, come quello dello spread, da persone che non pensano che crescere ancora significherebbe consumare più energia, vendere cose inutili. Crisi ce n’è troppo poca, se uscirne significa continuare con il modello di sviluppo che abbiamo portato avanti finora». Quello proposto dal filosofo Luigi Lombardi Vallauri non è soltanto il cambiamento di un’economia basata sullo sfruttamento senza limiti delle risorse. È soprattutto un ripensamento radicale di tutto il sistema di valori della nostra società, finora orientato alla fruizione di beni che possono essere soltanto patrimonio di pochi. Lo studioso, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Firenze e quest’anno titolare di un corso della stessa disciplina all’Università di Sassari, mercoledì pomeriggio nella Sala Siglienti del Banco di Sardegna in viale Umberto ha tenuto una conversazione sul tema “Per l’armonia dell’ambiente: un diverso stile del desiderio”. L'appuntamento era inserito all'interno del ciclo di conferenze “I Mercoledi della cultura”, organizzato dalla delegazione sassarese del Fai (Fondo per l’ambiente italiano) che ha scelto di invitare il professore per le sue teorie sull’ambiente vicine agli scopi della fondazione, di tutela e salvaguardia dei beni paesaggisti e culturali. «Il nemico principale dell’armonia è l’antropocentrismo che dipende dal potere tecnologico della specie umana - ha spiegato il filosofo – l’uomo però è diventato una spaventosa malattia cutanea del pianeta, con queste enormi pustole che sono le megalopoli e queste enormi vene varicose che sono le autostrade. Le nostre società evolute sono dominate dal desiderio di ricchezza, di potere, di notorietà: beni esclusivi perché chi li persegue e ottiene tende ad escludere gli altri dal loro possesso». Secondo Lombardi Vallauri, vicino al Movimento delle Decrescita felice, vegano e refrattario a quelli che chiama i tre “fatali audiovideo metallici” di matrice umana (televisione, computer e cellulare) da cui ci arriva un “mondo di cemento e vetro”, «L’individualismo possessivo crea una società di inimicizia, di crisi strutturale disastrosa non solo dal punto di vista economico ma anche etico. Non si può pensare di andare avanti così, se la popolazione dei Paesi emergenti come Cina, India, Brasile raggiungesse il nostro stesso stile di vita sarebbe la fine del mondo. Certo questo discorso va fatto soprattutto ai ricchi, non a chi è stato sempre povero finora». Quale, allora, la strada da perseguire per un modello di sviluppo sostenibile? «L’armonia si può raggiungere con l’equilibrio tra cinque punti: gli uomini attuali, le generazioni future e gli animali, i beni culturali e quelli ambientali - risponde Lombardi Vallauri - per questo è necessario un ripensamento del desiderio verso beni non esclusivi che nulla tolgono alla collettività perché possono essere fruiti da tutti: il corpo, la mente e le relazioni affettive». Un diverso stile del desiderio, lo definisce il filosofo, da perseguire attraverso l’amore per la bellezza, la non violenza, la tutela dell’ambiente e il rispetto per gli animali «esseri senzienti, uccisi al ritmo di 60 miliardi l’anno». «Bisogna andare verso una decrescita dei beni esclusivi, che può essere felice nel momento in cui capiamo di non aver bisogno di tutta questa energia, di tutto questo sfruttamento – conclude lo studioso - e verso una crescita soddisfacente e consapevole di quelli non esclusivi: beni che non accrescono il Pil ma il benessere delle persone e dell’intera società».

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