Ittiri ha preso per la gola 10mila persone

In quaranta stand l’eccellenza dei prodotti locali. Il sindaco: «Non solo un evento, ma l’occasione per creare occupazione»

INVIATA A ITTIRI. C’è un paese, a diciotto chilometri da Sassari, che non cede alle lusinghe dell’energia verde, che non seminerebbe mai pannelli solari sulle sue colline, e che di pale eoliche non vuol sentire parlare. Non che gli 11 mila che ci vivono siano particolarmente schizzinosi o diffidenti nei confronti di chi arriva da fuori proponendo una nuova economia. Semplicemente non ci credono e preferiscono che il verde, dalle loro parti, resti quello degli oliveti e delle carciofaie che offrono prodotti d’eccellenza i cui sapori, per una strana alchimia, (ci piace credere che dipenda proprio dal maestrale piuttosto che dalle caratteristiche del terreno?) a volte si confondono. A Ittiri sono talmente certi del fatto loro, che l’olio, i dolci, il vino, i formaggi, i salumi, il miele, la pasta, e poi i monili e la trachite e le stoffe ricamate sono finiti tutti sotto un solo nome: prendas: gioielli. Ecco, per loro, la vera green power, la forza verde, è questa. I dati gli danno ragione: alcuni espositori, dopo ogni manifestazione, raddoppiano il fatturato annuo.

E questa volta c’è una novità: Amneville les thermes, in Lorena, un paese di meno di 11mila anime ma uno dei più importanti centri del turismo europeo dove si trova una pista da sci indoor nella quale si sono disputate, a partire dal 2008, diverse competizioni di sci alpino, con un’economia ricchissima fatta di turismo sportivo e termale, ha chiesto di gemellarsi con il centro del Logudoro dopo che un emigrato, Franco Paddeu, ha invitato il sindaco Doris Belloni. «Quando ho incontrato Tonino Orani – ha detto la prima cittadina di Amneville – ho sentito subito che si poteva concludere un accordo perchè abbiamo la stessa visione delle cose. La gente di Ittiri è generosa e credo che uno scambio tra i due centri potrà avere ripercussioni positive per entrambe le città». Così una delegazione ittirese sarà ospite di Amneville a maggio proprio per siglare il gemellaggio. «Siamo impazienti di ricevervi», ha detto Doris Belloni prima di lasciare la Sardegna.Sotto questi auspici e qualche spruzzata di pioggia, ieri si è conclusa l’ottava edizione di Prendas de Ittiri. Migliaia i visitatori (secondo le prime stime oltre diecimila), decine di buyer, quaranta espositori dell’agroalimentare e dell’artigianato locale, sedici costretti a restare fuori perchè tanto piccoli,( ma anche tanto di nicchia) da non avere una partita Iva per cui il terrore di un controllo fiscale li ha tenuti lontani.

Ma il paese è ospitale, così ha condiviso la manifestazione di piazza XXV Luglio, con i produttori arrivati da Carloforte da Tonara e altri centri dell’isola, e chi ha voluto ha aperto la propria casa ai forestieri, ospitandoli, perchè conoscano i ritmi di una quotidianeità che non comincia con il Mulino Bianco e Muller, ma con il giuddu, il pane coperto da un telo di lino, il miele delle api che bottinano tra i fiori intorno al paese. «Per portare avanti il progetto, quest’anno è nata un’associazione che ha il nome della manifestazione – spiega il sindaco Tonino Orani – di cui fanno parte il Comune, gli espositori e la Pro Loco». Tonino Orani, al suo secondo mandato, se non fosse l’uomo equibrato e schivo qual è, potrebbe vantare di aver promosso il primo evento, e poi quelli a seguire, con il solo impegno delle casse del suo Comune. «Due anni fa abbiamo risposto a un bando della Regione che sembrava disegnato apposta per un evento come il nostro – ricorda – ma non ci hanno nemmeno risposto. Non fa nulla...». Gli unici contributi, per la promozione pubblicitaria, arrivano dalla Camera di commercio e dalla Provincia. «Pensiamo a tutto noi – spiega Filippo Fiori, presidente della Pro Loco – cioè gli espositori provvedono con le proprie forze e con l’aiuto delle 42 associazioni di volontariato che sono presenti in paese e tutti contribuiamo per la riuscita del’evento».

Se un’unità di misura per il successo fosse la farina, quella impastata dalla panetteria di Vanna Marcis lo scorso anno è stata pari a 10 quintali. Purtroppo è finita prima della manifestazione. Ma l’incasso è stato di 6mila euro, e il numero dei clienti, fuori dal paese, continua a lievitare. «È solo un esempio – spiega Tonino Orani – ma è un elemento positivo come questo che incoraggia a scendere in campo chi è rimasto senza lavoro e i giovani che devono inventarsi un futuro. Prendas è nata proprio con questo scopo: vuole essere una vetrina e al tempo stesso, con la promozione dei prodotti, cerca di offrire nuove occasioni di sviluppo. Nulla riesce a trainare quanto il desiderio di competere o di emulare, e i primi risultati cominciano a vedersi. Ci sono alcuni giovani che hanno scelto la campagna, e questo è un buon segno, significa che non lasceranno il paese». «E oggi tre laboratori hanno ripreso a lavorare la trachite – aggiunge il presidente della Pro Loco – attività che sembrava estinta dal 1974, quando è stata rivestita l’ultima facciata con la nostra pietra».«Il problema è trovare i mercati – dice Orani – solo facendo sistema tra loro, i produttori riusciranno a superare anche questo scoglio». Non sarà difficilissimo, e potrebbe essere Gavino Pinna, neo presidente dell’associazione Prendas, il pifferaio magico. Innamorato del suo prodotto d’eccellenza “Olio fratelli Pinna”, dei suoi cinquemila olivi, secolari e giovani, delle sue terre, ha un entusiasmo che trascina e un intuito innato per gli affari. «Di anno in anno gli espositori acquisiscono sicurezza – spiega – i rapporti di fiducia si consolidano. Anche il fatto che finita la manifestazione ci incontriamo tutti davanti a una tavola apparecchiata per parlare dei nostri problemi è un passo importante. Quello che ci porterà lontano. Io ci credo». Lui intanto continua a mietere successi nazionali e internazionali con il denocciolato da oliva Bosana di cui si era perdutamente innamorato l’esigentissimo Luigi Veronelli. Un prodotto di eccellenza che ha raccolto e raccoglie i più importanti premi nazionali e internazionali. E dire che in un’occasione, presentandosi per promuovere le sue bottiglie verdi, un potenziale cliente disse a Gavino Pinna: «Olio? perchè la Sardegna produce olio?». Sì: the best. A Ittiri, naturalmente.

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