Orgosolo, la rivolta dei ventenni sul web

Circa 400 giovani hanno partecipato alla stesura della lettera ai giornali. L’appello: basta stereotipi, questo non è il paese del malessere: "I violenti rappresentano una minoranza"

ORGOSOLO. È stata letta da almeno ventimila persone, in cinquecento l'hanno condivisa nella propria bacheca su Facebook. E ha fatto molto discutere: a Orgosolo prima di tutto, dove il consiglio comunale si è riunito con l'«esame della situazione giovanile» all'ordine del giorno, poi un po' in tutta la Sardegna, raccogliendo consensi e apprezzamenti. È accaduto in poco più di una settimana, e ha permesso di accendere i riflettori sulla parte più vitale di questo paese come di qualsiasi altro, i giovani. Mostrandone riflessioni e aspettative, ciò che ritengono pregi e difetti dell'appartenenza a una comunità che i media, agendo secondo consuetudini talvolta dettate dalla fretta, indicano come paese dei banditi o del malessere, quando si dà conto di episodi di criminalità, o paese dei murales quando le notizie esulano dalla cronaca nera. Ragionando per stereotipi, insomma, se non per pregiudizi.

La "Lettera aperta ai giornali" sottoscritta da un centinaio di giovani orgolesi ha colpito nel segno. È stata pubblicata da tutte le testate isolane, ma gli autori erano consapevoli che in caso contrario avrebbe avuto ugualmente diffusione grazie al web. E così è stato. Ma chi sono i ragazzi di Orgosolo che hanno chiesto alla categoria dei giornalisti un'informazione meno "strillata" quando si parla del loro paese, pur senza minare la ragione d'essere del mestiere, cioè dare la notizie? Nell'impossibilità di radunare gli oltre cento giovani che hanno sottoscritto la lettera, e ancor più le altre centinaia che l'hanno fatta propria rilanciandola attraverso i social network, l'incontro all’Internet Caffè, all’ingresso del paese, si limita a tre persone, studenti universitari a Cagliari: Nicola Vedele, 25 anni, che sta per laurearsi in economia, Annamaria Congiu, di 23, iscritta alla facoltà di lingue straniere e comunicazione, e Gian Nicola Taras, di 25, studente del corso di laurea in scienze infermieristiche.

Nicola è il primo firmatario del documento che oggi ha raggiunto oltre 400 sottoscrizioni, ed è in sostanza l'ispiratore della protesta insieme con un gruppo di giovani molto ristretto che si è via via allargato, dando vita al testo conclusivo. Un procedimento open source, in sostanza, come vengono definiti i programmi per computer che, partendo da un nucleo originario, si avvalgono del contributo dei vari sviluppatori sino a ottenere la versione definitiva. «L'idea di una presa di posizione che richiamasse i giornalisti a un atteggiamento responsabile verso i fatti che riguardano Orgosolo – dice – è nata all'indomani dell'ennesimo titolo strillato per un episodio di teppismo. Un episodio grave, ma raccontato come se le responsabilità di quanto accaduto fossero dell'intero paese e non dei singoli coinvolti. Abbiamo creato su Facebook un gruppo ristretto, Sos Orgolesos, limitato in un primo tempo a poche persone che ha buttato giù una prima stesura. La notizia dell’iniziativa si è sparsa rapidamente, e nel giro di una settimana circa quattrocento giovani, che vivono a Orgosolo o studiano e lavorano altrove, hanno dato un contributo. Chi proponeva correzioni o nuovi spunti di riflessione li evidenziava in rosso. Un lavoro a più mani, che è stato laborioso ma meno complicato del previsto, nel senso che c'era una sostanziale identità di vedute sul messaggio da lanciare all'esterno. A quel punto abbiamo aperto il gruppo a chiunque e diffuso il testo».

«Ci siamo mossi nella convinzione che l'informazione debba svolgere un ruolo di stimolo verso la società – dice Annamaria – dare un contributo reale alla soluzione dei problemi. Non chiediamo di nascondere le notizie, al contrario, ma solo di valutare enfasi e titolazioni strillate che potranno far vendere qualche copia in più, ma inducono a pregiudizi nei confronti di un'intera comunità, se non ad atteggiamenti razzisti veri e propri. Orgosolo può vantare primati nell'associazionismo, dal volontariato allo sport, la maggioranza dei giovani vuole costruirsi un futuro qui, tanto è l'attaccamento alle radici. Un futuro basato sulla cultura e sull'ambiente, uniti al turismo. Ogni anno Orgosolo viene visitato da almeno centomila persone. Certo, molti vengono qui perché attratti dal paese dei murales o, peggio, dei banditi, e limitano la propria presenza a meno di una giornata. Vanno create le condizioni per un mutamento di questa tendenza che, alla fine dei conti, penalizza il paese e la maggioranza degli abitanti».

«Con la nostra presa di posizione – dice Gian Nicola – non vogliamo affatto negare che a Orgosolo esista, come altrove, il problema di una minoranza violenta. L’obiettivo della lettera non è scavare un solco ancora più profondo, ma la speranza di un cambio di rotta. E sollecitare politiche efficaci contro il disagio, capire dove nasce. Credo che negli ultimi anni si sia investito poco in termini culturali e anche di questo si paghino le conseguenze. Sono stati istituiti tre nuovi musei, ma sono ancora chiusi». Il Parco del Gennargentu potrebbe essere una soluzione? «Personalmente non lo credo, almeno così come era concepito dalla legge istitutiva, la 394 del 1991. Andrebbe ripensato, affidando una gestione più diretta a chi vive in questi territori e li ha preservati sino a oggi. Cioè agli orgolesi».

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