Un altro cavallo ucciso, due salvi dopo le sevizie

È allarme nel Sassarese: una fattrice è stata ritrovata sfigurata. Vicino a Osilo scoperto un tentativo di castrazione con fascette elettriche - VIDEO
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SASSARI. Nessun rispetto, neanche da morto. Per localizzare e strappare il microchip hanno tagliato via con un coltello un pezzo di carne, nella zona del collo. Poi hanno proseguito asportando la cute dalle regioni orbitali e frontale, fino alla nuca. Hanno agito come selvaggi, solo per cancellare ogni segno di riconoscimento. A 24 ore dalla scomparsa di «Atomic Trail», morto a seguito di denutrizione e maltrattamenti, un altro cavallo è stato trovato privo di vita - in circostanze misteriose - in un terreno nella strada provinciale La Crucca Baiona (in territorio comunale di Sassari), in località Santa Caterina. Una brutta storia che fa emergere in tutta la sua gravità il fenomeno dei maltrattamenti e dell’abbandono dei cavalli. E nei giorni scorsi, altri due esemplari sono stati salvati solo grazie al tempestivo intervento dei veterinari e affidati in custodia giudiziaria. In un caso, al confine tra Sassari e Osilo, sono intervenuti i carabinieri del Nas insieme al veterinario del servizio Igiene degli allevamenti dell’Asl, Andrea Sarria. «È vero – racconta il dottor Sarria, che è anche presidente dell’Ordine dei veterinari – abbiamo rilevato che l’animale era sofferente a seguito di un maldestro tentativo di castrazione con l’uso di fascette elettriche. Una barbarie. Il cavallo è stato sequestrato e l’allevatore denunciato».

Cosa sta succedendo? «Un po’ è l’effetto della crisi – racconta Alessandra Diaz, veterinario sassarese – non ci sono soldi, e chi ha un cavallo e non riesce più a tenerlo lo abbandona a se stesso. Il fenomeno non è nuovo, oggi si vede in tutta la sua dimensione perché la gente ha il coraggio di denunciare le situazioni, specie dopo l’entrata in vigore della nuova legge 189 del 2004, quella dei Delitti contro il sentimento degli animali».

Sul cavallo trovato morto ieri mattina, per ora, resta il mistero. La scoperta poco prima delle 9.30 da parte di una pattuglia della compagnia barracellare che ha dato l’allarme e ha chiesto l’intervento del veterinario del servizio di Sanità animale dell’Asl di Sassari. Alberto Benech, professionista esperto, non ha potuto accertare le cause della morte del cavallo, ma ha fornito una serie di indicazioni utili per le indagini: si tratta di una cavalla di circa cinque anni, in buono stato di nutrizione. Mantello sauro, l’animale era munito di capezza (serve per legare e condurre a mano il cavallo) e la morte potrebbe risalire alle 72 ore precedenti. Insieme al veterinario e ai barracelli anche le Guardie eco-zoofile. «Il cavallo era in buono stato di nutrizione – ha commentato Andrea Sarria, che si occupa della sezione Benessere animale – quindi non credo all’ipotesi che sia stato il proprietario a fare una cosa del genere. Più probabile una vendetta, uno sgarro, nel mondo delle campagne. Queste cose succedono ancora». Gli ultimi gravi episodi hanno riaperto il dibattito sui maltrattamenti degli animali.

Chicco Gervasi, dentista sassarese, ha una grande passione per i cavalli, gestisce un allevamento - insieme alla moglie Rossella Ghio - nella zona di Ottava. La sua analisi è chiara: «Il mercato è crollato drasticamente – racconta – il cavallo non è un animale da reddito, quindi non può essere venduto se non hai più disponibilità finanziarie. Perché è un momento che non lo vogliono neppure in regalo. Se di tratta di un animale che ha svolto attività agonistica, non può essere macellato. E in caso di decesso deve essere smaltito secondo precise disposizioni, a meno che non ci si rivolga al mercato clandestino». E questo è il vero problema. «L’Unire si ritrova libretti di cavalli dei quali non si sa più che fine abbiano fatto – dice Andrea Sarria –, sono scomparsi dalle competizioni. Fantasmi. Spesso sono gli stessi proprietari, dopo un po’ a denunciare la sparizione. Dove sono? Un’ipotesi è quella della macellazione clandestina, e in questo senso si spiegherebbe anche lo scandalo della comparsa di carni equine in prodotti che avrebbero dovuto essere confezionati con carni bovine».

In giro c’è anche molta approssimazione. Chi aveva acquistato il cavallo come status symbol, oggi lo abbandona. E non è solo per un problema di soldi, manca la cultura per rispettare un animale così sensibile. «Quella dei soldi a volte è una scusa – dice Chicco Gervasi – ; un cavallo libero al pascolo può costare mediamente sui 130 euro al mese. Se è ricoverato in scuderia la spesa sale almeno di 100 euro. Ma è un animale che ha bisogno di attenzioni, tende a lasciarsi andare facilmente. Si deprime e si rallegra per un niente quando sta bene, figuriamoci se viene maltrattato».

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