Regionali, spunta l’ipotesi di una lista “Murgia presidente”

Voci insistenti: la scrittrice potrebbe guidare una lista dei movimenti civici e dell’area indipendentista alle elezioni del 2014

CAGLIARI. Dal Campiello, vinto nel 2010, a Villa Devoto l’anno prossimo? Michela Murgia, scrittrice e blogger, potrebbe candidarsi alla presidenza della Regione nella primavera del 2014. Il progetto politico che ruota attorno al suo nome è un laboratorio, ma giorno dopo giorno è guardato con sempre più interesse dai movimenti civici e da buona parte della galassia indipendentista. Ed è forse proprio questa fibrillazione, ormai evidente, a dare un senso all’indiscrezione di Michela Murgia che entra in politica, che vuole diventare governatore (sarebbe la prima donna) della Sardegna.

In molti ambienti, la notizia è data per certa o almeno molto probabile, soprattutto dalla sinistra non tradizionale, anche se il tam tam insistente di queste settimane contrasta col silenzio (è solo tattica?) della scrittrice nata a Cabras e autrice del romanzo Accabadora, Premio Campiello 2010.

Il suo riserbo sull’argomento candidatura, sì o no?, era e resta ancora assoluto, nonostante i tentativi de La NuovaSardegna di contattarla, telefonate al cellulare ed sms, per ottenere una risposta. Il mistero resta tale anche in navigazione sull’home page del sito michelamurgia.com, affollato da post di politica, indipendentismo, economia e cultura, ma in cui per ora non c’è alcun accenno a una prossima lista. Anzi, c’è chi sostiene questa seconda versione: Michela Murgia, come del resto fa da sempre, avrebbe intenzione solo di animare il dibattito nella galassia della sinistra, accendere la discussione, dare continui scossoni ai movimenti, sostenere con decisione e puntiglio la necessità di dar sostanza a un comitato unitario, ma alla fine non sarebbe lei a guidarlo. Anche quest’ipotesi è possibile, ma prima di tutto bisogna capire e scoprire quali gruppi potrebbero aggregarsi intorno alle idee della romanziera.

Il primo movimento possibile e in lizza è ProgRes, nato nel 2010 dalla scissione che ha spaccato in due Irs all’indomani delle feroci polemiche interne fra i dissidenti e il fondatore di Indipendentzia Repùbrica de Sardigna, Gavino Sale. Alcune indiscrezioni autorevoli fanno sapere che a metà giugno proprio l’area di ProgRes – in cui la scrittrice si riconosce da tempo – ha convocato un incontro preliminare e quel giorno da tutti è considerato decisivo per la scelta di uno (o di una) possibile candidato-presidente per il 2014.

Una seconda adesione, anche questa data per sicura, è quella dell’associazione Liberos, la variegata comunità dei lettori sardi su Facebook, fra i promotori c’è proprio la scrittrice oristanese. Liberos è in gran fermento nelle ultime settimane con oltre cinquemila “mi piace” raccolti negli ultimi giorni.

Un altro sostegno al Murgia-pensiero potrebbe arrivare dai comitati locali che, in molti Comuni, si battono contro lo Stato, l’industria invasiva, le servitù militari e sono comunque anti-qualcosa. A cominciare da quello del No alle trivelle (della Saras) ad Arborea, soprattutto perché la scrittrice si è schierata già apertamente con gli oppositori al progetto Eleonora. Era presente giovedì all’animato e lungo confronto fra l’azienda della famiglia Moratti e i cittadini, per poi commentare subito sul blog: «Storia stanca di una mattina con la Saras» e su Twitter: «Era un no e un no è rimasto».

Altri indignados che potrebbero aderire sono gli anti-Equitalia e i Commercianti e artigiani liberi del Sulcis, entrati mesi fa nella Consulta dei movimenti, aggregazione partita con grandi progetti e passioni, ma poi dissoltasi in fretta. O ancora altre adesioni potrebbero arrivare dal Comitato No-radar che, l’anno scorso, è riuscito a bloccare nell’isola, da Nord a Sud, le misteriose installazioni della Guardia di finanza.

Infine, potrebbe saltare il fosso anche quella base del Pd, che non ha ancora metabolizzato e mai lo farà l’imposizione del governo di larghe intese col Pdl a Roma e che in Sardegna spinge per un profondo cambio generazionale. I delusi della sinistra (più che del centrosinistra) sono ancora molti e la ribellione potrebbe riconoscersi e stringersi attorno al nome di Michela Murgia.

Certo, sono supposizioni, e per capire meglio quale siano le idee della scrittrice basta cliccare il nome su Google. Ad esempio, nel 2010, al Corriere della Sera, che celebrava la vittoria di Accabadora, dichiara: «Auspico l’indipendenza della Sardegna e non la secessione perché è un termine violento, che evoca uno spirito leghista e di frattura». Poi due anni dopo, a Bologna, in un dibattito, risponde così a chi la vuole candidata: «Non è il mio mestiere, per ora. Poi verrà anche il momento e sono sicura che verrà perché lo sento vivamente (...) e lo sarà quando smetterò di svelare i giochetti altrui e proverò a cambiare le cose». Fino ai post di febbraio, pochi giorni prima delle Politiche, con l’annuncio che non avrebbe votato per i soliti partiti, neanche quelli indipendentisti, ma annullato la scheda con un bollino nero e poi concludere con questa frase: «Ora non mi piego al meno peggio. Solo quando dovrò decidere del governo della mia regione, allora sceglierò». Di candidarsi? Chissà. (ua)

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