Flotta sarda nel mirino: costo 19 milioni
I giudici della Corte dei Conti passano ai raggi X il caso Saremar: rischi con l’Ue. Nell’amministrazione pubblica cresce la spesa per il personale
CAGLIARI. Troppa resistenza al cambiamento, molti richiami del passato inascoltati con la conseguenza di una pubblica amministrazione dal volto poco umano. E’il risultato delle osservazioni mosse ieri dalla sezione di controllo della Corte dei conti che ha esaminato il rendiconto della Regione per il 2012. Molti i punti critici sul piano finanziario, la spesa del personale sempre in crescita, tante bacchettate sulla gestione delle società partecipate, (valgono 312 milioni di euro)su cui la magistratura contabile aveva già fatto il punto qualche settimana fa, troppe ombre sull’operazione Saremar-flotta sarda. I rapporti tra sistema politico e burocrazia non sembrano mutati e lo si capisce dai rilievi della magistratura contabile sulla spesa per il personale: normative di contenimento non rispettate da parte degli enti e delle agenzie «nonostante una delibera della giunta indicasse che enti ed agenzie avrebbero dovuto limitare le spese». Una situazione che diventa esplosiva quando si apre il capitolo delle società partecipate. La Corte dei conti, presieduta da Anna Maria Carbone Prosperetti, focalizza l’attenzione sulla cosiddetta flotta sarda, gestita da Saremar nel 2011 e nel 2012. Furono trasportati in tutto (nel biennio) 464.295 passeggeri, con un investimento diretto, (o attraverso l’Agenzia Sardegna promozione), di 15 milioni di euro con una spesa media per passeggero di 34 euro. Ma il costo non finisce qui: Saremar ha registrato nella gestione delle rotte un disavanzo di 3,6 milioni nella contabilità separata dei due esercizi. Di conseguenza l’impegno complessivo della Regione è quantificato dalla Corte dei conti in 19,20 milioni (41 euro per ciascun passeggero trasportato). Una perdita ingente che fa intravedere uno scenario ancora più preoccupante.
«L’intervento realizzato sul mercato del trasporto marittimo», ha spiegato la consigliera Valeria Mistretta, «potrebbe essere classificato come aiuto di Stato dalla Commissione europea che ha in corso un’istruttoria; in tal caso le somme ricevute da Saremar verrebbero retrocesse ai soggetti che le avevano erogate e la società dovrebbe essere inevitabilmente posta in liquidazione con il consistente rischio dell’impossibilità di assicurare i collegamento tra la Sardegna e le isole minori e la Corsica». Poi la chiusura ad altri tentativi del genere: «Nonostante la previsione contenuta nella legge regionale è difficile ipotizzare realisticamente qualsiasi forma di supporto al trasporto marittimo da e per la Sardegna da parte della Regione nella stagione estiva 2013». E sempre su Saremar, la Corte dei conti critica l’accordo sindacale del 28 maggio scorso con le quali Regione e sindacati hanno adottato le linee guida per le tabelle minimi di armamento. L’accordo porta il numero dei marittimi a 158 con un aumento di 31 unità ma le società in house - e Saremar lo è a tutti gli effetti - sono soggetti ai vincoli dell’amministrazione regionale in materia di contenimento della spesa e, in particolare, sulle assunzioni di personale. «L’accordo è stato sottoscritto in violazione di una precisa norma di legge». Le nuove assunzioni aggraveranno i costi per altri 2,23 milioni annui di euro.
Tra tante critiche, la Corte ha lasciato intravedere anche qualche elemento positivo. Innanzitutto perché la gestione annuale, sul piano finanziario, ha avuto un saldo positivo di quasi 60 milioni di euro ma soprattutto per la possibilità di spendere di più, almeno nell’ultima parte di quest’anno, grazie al decreto legge che ha introdotto la possibilità di modifiche al patto di stabilità. Il credito della Regione nei confronti dello Stato - per la vertenza sulle entrate - è stato calcolato in 1.312.068.968 euro. La spesa - ha rilevato Valeria Mistretta - è stata condizionata anche dall’iter travagliato dell’approvazione del bilancio regionale: «Ha comportato una mancanza di certezze nell’amministrazione sulle possibilità di gestire correttamente le risorse per i primi tre mesi del 2012, in quanto non solo la legge finanziaria e quella di bilancio sono state emanate ad esercizio finanziario già avviato ma entrambi le leggi di autorizzazione all’esercizio provvisorio sono state adottate con ritardo. E dal primo al quindici marzo l’amministrazione regionale ha operato in assenza di qualunque documento autorizzativo di bilancio, essendo scaduto l’esercizio provvisorio».
Nel 2012 la giunta regionale ha finalmente definito le assegnazioni alle varie aziende sanitarie per poco più di tre miliardi. La Corte dei conti ha dato atto all’assessore De Francisci di avere sempre recepito le osservazioni della sezioni di controllo, però ha rilevato che il costo del personale è in aumento: nel 2004 1.028 miliardi di euro e da allora una costante cerscita sino ad arrivare a 1.156.817.000 euro (+12%). Ai costi del personale - è uno dei rilievi - devono aggiungersi quelli per consulenze, collaborazioni, rapporti di lavoro interinale e altre prestazioni di lavoro. All’adunanza di ieri hanno partecipato quattro assessori regionali: Simona De Francisci (Sanità), Alessandra Zedda (Programmazione), Antonello Liori (Industria) e Luigi Crisponi (Turismo) e la direttrice della giunta Gabriella Massidda.
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