La Nuova Sardegna

Il Papa ai lavoratori: «Coraggio e solidarietà lottiamo per il lavoro»

di Pier Giorgio Pinna
Il Papa ai lavoratori: «Coraggio e solidarietà lottiamo per il lavoro»

L’incontro con operai, imprenditori, pastori: «Non fatevi rubare la speranza. Soccorretevi gli uni con gli altri, battiamoci insieme contro l’idolo denaro»

23 settembre 2013
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CAGLIARI. Parole forti: «Sardi, non lasciatevi rubare la speranza: dal lavoro viene la dignità, lottiamo insieme contro l’idolo del dio denaro, soccorretevi gli uni con gli altri». Il Papa dei poveri preferisce rinunciare al testo scritto. Appena arrivato in via Roma, lo colpiscono appelli martellanti, un coro incessante d’invocazioni e preghiere. «Lavoro! Lavoro! Lavoro!», scandiscono gli operai di Fiume Santo. «Aiutaci almeno tu», gridano pastori e contadini delle zone interne. «Ridacci la luce», urlano i minatori del Sulcis. «Salvaci», gli ripetono i rappresentanti di questo mondo in crisi invitati a parlargli direttamente sul palco. E allora il pontefice non si trattiene più: tra l’emozione generale delle migliaia di fedeli e non fedeli accalcati dietro le transenne, lancia un monito contro “il tradimento del bene comune da parte dei singoli e di gruppi di potere”. E poco prima d’indossare un caschetto giallo datogli da un disoccupato avverte: «Al centro di tutto il Signore ha voluto l’uomo e la donna, non un sistema economico globalizzato fondato sui soldi, basta con questa cultura dello scarto che fa cadere gli anziani e i giovani, amore vuol dire portare il pane a casa, poter riacquistare la dignità». E alla fine pronuncia una preghiera toccante: «Dio guardaci. Guarda questa città, quest’isola. Guarda le nostre famiglie. Signore, a te, non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, eri felice. Aiutaci ad aiutarci fra noi, così dimenticheremo un po’ l’egoismo e sentiremo nel cuore il "noi" di un popolo che vuole andare avanti».

La cerimonia tra via Roma e largo Carlo Felice dura in tutto 30 minuti. Qui Bergoglio arriva qualche istante prima delle 9. Ad attenderlo, a cercare di stringergli la mano o di ottenere una benedizione ci sono, da molte ore, centinaia di lavoratori arrivati in pullman da ogni parte della Sardegna. Una folla entusiasta. Tanto emozionata che quando alle 8.13 l’aereo papale sorvola il porto comincia già a salutarlo con un applauso che pare non avere mai fine, così come le sirene delle navi. Lungo il percorso, dopo lo sbarco a Elmas, a tutti il pontefice si avvicina. È in piedi a bordo della Mercedes bianca, aperta ma circondata dagli uomini della sicurezza che blindano il tragitto da lì a Bonaria, dove di lì a poco, durante l’omelia, il pontefice ritornerà sui temi della precarietà. Il primo operaio a parlare, mentre il Papa ascolta seduto con accanto monsignor Becciu e a lui vicinissimi gli arcivescovi di Cagliari e Sassari, è un cassintegrato della Sardinia Green Island. Ricordando i due compagni morti per la crisi aziendale, Francesco Mattana lancia un invito accorato: «Io, a nome di ogni lavoratore di quest’isola, le chiedo di farsi portavoce del nostro grido di dolore con chi rappresenta le istituzioni, come Mosè portò dinanzi a Dio le sofferenze del popolo di Israele». Sulla stessa falsariga, gli interventi dell’imprenditrice di una coop sociale, Primavera 83, Maria Grazia Patrizi, e del pastore dorgalese Luciano Useli Bacchitta, che si dice consapevole di una missione: «Consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che possano abitarla, coltivarla e valorizzarla degnamente».

Al termine dei loro discorsi, il Papa abbraccia a lungo tutti e tre. Poi, sotto il sole che già batte forte, davanti ai gruppi in costume, spiega: «Desidero esprimervi la mia vicinanza, penso ai tanti disoccupati, alle persone in cassintegrazione, a imprenditori e commercianti che faticano ad andare avanti. È una realtà che capisco per l’esperienza avuta in Argentina. Io non l’ho conosciuta, ma la mia famiglia sì. E allora vi dico: Coraggio! Però sono cosciente che questa non dev’essere solo una bella parola, comprendo che voi non volete solamente un sorriso da impiegato cordiale della Chiesa». È la premessa da cui Bergoglio fa discendere i tre punti chiave del suo intervento. Primo: «Rimettere al centro di tutto la persona e il lavoro». Secondo: la Sardegna è una «terra benedetta da Dio, con tante risorse umane e ambientali, ma serve nuovo slancio per ripartire»: e lo sanno bene – sottolinea ancora – i vescovi dell’isola sensibili a queste a realtà, e in particolare ai temi alla base del “Vangelo della speranza”. Terzo: va trovata un’occupazione dignitosa per tutti, anche per la salvaguardia di “una ecologia umana”. «E allora – ribadisce – scusatemi se sono un po’ forte, ma dico la verità: sofferenza e mancanza di lavoro ti portano a sentirti senza dignità». E ciò secondo il pontefice è la conseguenza «di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia con al centro un idolo chiamato denaro».

In migliaia lo ascoltano in silenzio, fino alla fine, con estrema attenzione. Molti sono contenti di un discorso così partecipato. Altri si commuovono e non trattengono le lacrime. La sensazione che, qui e oggi, tutti lo vogliano simbolicamente seguire per un’autentica rinascita dell’isola. Perché, come lo stesso Papa dei poveri non cessa di ripetere, «solo aiutandoci attraverso la solidarietà faremo in modo che il Signore possa insegnarci a lottare per il lavoro».

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