Migliaia alla sagra delle castagne

Trecento bancarelle e venti mostre: un successo la 36/ma edizione

ARITZO. Il classico è sempre il miglior modello. Sarà pure un'ovvietà, in tempi in cui la clonazione delle sagre ha diffuso questa cultura un poco dappertutto, dando origine a manifestazioni più o meno riuscite, comunque di grande impatto. Ma i 36 anni della sagra di Aritzo si fanno sentire, il suo fascino pure. Poco importa se ci sono sempre i disagi per il traffico, sia nel centro del paese barbaricino sia nella vicina Belvì che si è trasformata in un mega parcheggio per le migliaia di turisti arrivati nel centro limitrofo. Non una stanza libera in tutto il territorio, oltre trecento bancarelle, venti mostre, decine di esposizioni. E il solito serpentone umano che per un giorno blocca ogni forma di attività quotidiana in paese.

Di fronte ai puristi che storcono il naso, a chi si lamenta, la risposta è sempre quella: sono migliaia provenienti da tutta la Sardegna e vogliono passare una giornata diversa. Soddisfatta l'amministrazione comunale, in testa il sindaco Augusto Pili, che ha concluso la manifestazione con un ringraziamento «ad ogni soggetto che si è adoperato per la riuscita dell’ evento, dagli espositori, alla Pro loco, ai ragazzi del traffico alle forze dell'ordine, agli amministratori abbiamo lavorato tutti per un obiettivo: regalare una bella sagra, perchè nonostante la crisi e tanti problemi, le persone rimangono affezionate».

Tra gli eventi culturali le mostre, come quella di pittura di Antonio Mura e dei mosaici di Ottavio Pranteddu; a su Tzilleri de su Poeta si rievocavano le gesta dei vecchi ambulanti, con i racconti degli anziani e l'oste Toto Mereu che mesceva il vino novello.

Quasi una tonnellata le castagne offerte e migliaia i litri di vino. Un rito che si ripete da tanto tempo sempre con semplicità. E tra i canti dei cori, la fila alle bancarelle, anche se la gente acquista sempre meno, i torroni locali, i formaggi e i salumi di Desulo, sa carapigna e delizie di ogni genere rendono questa babele enograstronimica un momento unico. «La sagra – spiega l'assessore Giovanni Antonio Goddi – è ancorata a una tradizione, quella degli ambulanti che rimane nell'immagine collettiva. A questo l'amministrazione ha saputo dare un suo impianto di accoglienza che è stato ricambiato dalle tante presenze importanti per tutto il territorio».

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