La Nuova Sardegna

Rabbia e politica del free jazz La scoperta del Mudras

di Pasquale Porcu
Rabbia e politica del free jazz La scoperta del Mudras

Ieri successo per l’Aperitivo offerto dall’associzione Blue Note Orchestra Uno strepitoso Gavino Murgia ai sax , in quintetto, al teatro Civico di Sassari

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SASSARI. Il periodo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta è certamente uno dei più agitati e rivoluzionari della storia del jazz. E di conseguenza della storia del popolo afroamericano. I grandi fermenti musicali viaggiano contemporaneamente a quelli dell’emancipazione dei Neri d’America: le grandi marce di Martin Luther King e la nascita del Black Power innescano o determinano (anche nelle forme più estreme alla Malcom X) espressioni radicali che hanno i loro punti di riferimento nel Free Jazz e in opere fortemente politicizzate (ricordate il Max Roach di “Freedom Now Suite” o “Remembere Rockfeller al Attica” di Charles Mingus?).

Era questo periodo quello preso in esame dalla terza puntata della storia del Jazz che ha animato, ieri mattina al Palazzo di Città, i concerti aperitivo di To Be in Jazz, organizzati dalla Associazione Blue Note Orchestra .

Dopo la bella introduzione di Rachele Falchi, la parola è passata ai musicisti del quintetto Mudras con Gavino Murgia ai sassofoni, Giovanni Sanna Passino alla tromba, Mariano Tedde al pianoforte, Salvatore Maltana al contrabbasso e Massimo Russino alla batteria. Tema della giornata il jazz modale e il Free Jazz, vale a dire quel che resta della musica afroamericana una volta che la forte voglia di libertà e di emancipazione spazza via non solo i vecchi ordinamenti e le ordinate architteture del linguaggio artistico. Che senso poteva avere, con le barriccate per strada a Soweto fare riferimento a vecchie strutture stilistiche? Nel nuovo scenario musicale, i maestri si chiamano Ornette Coleman e Archie Shepp, Albert Ayler e John Coltrane. Ed è in quegli artisti e nelle loro composizioni più celebri che vanno a cercare il programma del concerto di ieri i musicisti del quintetto: Miles Davis, John Coltrane e soprattutto Ornette Coleman. Ecco allora brani come “So what” di Miles Davis e “Impression” di John Coltrane che si alternano a brani di composizione del quintetto, in linea con il tema del concerto (interessanti “The Stonemason” e “Dreamland” di Mariano Tedde, deliziosa l’originale “Mister Sirbonish” di Gavino Murgia). Ma in menu c’era anche “One finger snap” di Herbie Hancock , “Blue in green” di Bill Evans e “Passion Dance” di McCoy Tyner. Il resto è un inno al sommo Ornette Coleman, pietra miliare della storia del jazz con “Lonely Woman” e “Blues Connotation” (proposto come bis) . Molti e calorosi gli applausi del pubblico che ha affollato il teatro. Apprezzatissime le prove di Gavino Murgia (al sax tenore, contralto e soprano), uno dei grandi interpreti sulla scena nazionale ma anche di Giovanni Sanna Passino (tromba).

Bene il quintetto in generale che esibisce una buona qualità del suono e capacità di immmergersi nell’atmosfera modale e Free (ma qualche prova in più avrebbe migliorato certamente la coesione dell’ensemble).

Da segnalare, nella appendice gastronomica di fine concerto (curato dal Museo del Vino di Berchidda), i vini della Cantina di Dorgali che quest’anno festeggia i 60 anni di vita), i formaggi senza colesterolo di Argiolas, i salumi di Villagrande e lo squisito pane (da farine di grano Capelli) del forno Sanguinetti di Ozieri.

Domenica 22 ultimo appuntamento con To Be in Jazz.

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