La Nuova Sardegna

Scontro sulla Barracciu, salta la direzione Pd

di Luca Rojch
Scontro sulla Barracciu, salta la direzione Pd

La vincitrice delle primarie: «La candidata resto io». Le alternative Mastino, Melis e Siddi

23 dicembre 2013
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CAGLIARI. Il Pd somiglia a una giungla, con più paludi che grandi alberi. Facile finire nelle sabbie mobili. Il clima da guerriglia interna, fucili e sorrisi, continua a rendere impossibile issare un candidato in cima alla coalizione del centrosinistra.

Rinvio. La direzione regionale del Pd, che si doveva tenere oggi, è stata rinviata. Il motivo ufficiale è la convocazione di Camera e Senato da parte del governo che chiede la fiducia. Per fortuna. Ma in molti vedono in questo rinvio a data da destinarsi il tentativo di prendere tempo. Perché da una parte si prepara il vestito buono ai candidati alternativi, dall’altra la vincitrice delle primarie, Francesca Barracciu sottolinea la sua leadership.

Gli altri nomi. Vengono tenuti nascosti, pronti a entrare in campo. Una parte del Pd già lavora, neanche troppo in segreto, ad altri candidati. In pole position il rettore dell’università di Sassari Attilio Mastino, quello dell’università di Cagliari Giovanni Melis e il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana Franco Siddi. La scrematura dei possibili sostituti della Barracciu si è ridotta a questi tre petali.

I test. Ma a mettere ulteriore tensione c’è anche un sondaggio che circola in modo semiclandestino all’interno del Pd. Francesca Barracciu è in vantaggio di 2 punti percentuali su Ugo Cappellacci, i 5 Stelle sono accreditati del 18 per cento e Michela Murgia del 6 per cento. Ma non è l’unico sondaggio che viene distribuito sottobanco dentro le sedi del partito. Ci sarebbe un altro test che circola in cui vengono messi a correre quattro candidati. Francesca Barracciu, Renato Soru, Gianfranco Ganau, e Andrea Murgia. Ma il risultato resta top secret.

52mila elettori. Dopo settimane di vita dentro il sottomarino, nella pancia del mare in tempesta, Francesca Barracciu riemerge. Lo fa con autorità. Nessun dubbio. «La candidata sono e resto io – dice –. Non faccio nessun passo indietro. Ho dalla mia parte 52mila elettori che sono andati a votare alle primarie». Parole che somigliano a badilate sui sogni di mettere da parte la vincitrice delle primarie. «Capisco che davanti a un appuntamento come le regionali si aprano discussioni. Ricordo quelle che c’erano state nel 2004 e nel 2009 quando il candidato era Soru. Non mi spavento. Le affronto con serenità e determinazione per riportare un quadro di unità. Ho la responsabilità di 52mila persone che hanno partecipato alle primarie. Devono essere rispettate. Spero che queste discussioni finiscano, chi le porta avanti fa solo un favore a Cappellacci. La mia candidatura non è stata decisa in una stanza, ma in un grande giorno di democrazia. Per questo non faccio nessun passo indietro». E anche per chi osteggia la sua leadership la Barracciu mostra apertura. «Rispetto il Centro democratico e Sel, che hanno espresso dubbi sulla mia candidatura e spero si possa aprire un dialogo con loro sui contenuti». Ma subito snocciola l’elenco dei partiti che la sostengono. «I Comunisti italiani, Rifondazione, Idv, i Verdi, la Base, l’Upc, i Socialisti. E c’è anche un dialogo con il Psd’Az». E contro i suoi detrattori ruggisce. «Il segretario regionale Silvio Lai si è espresso più volte a sostegno della mia candidatura. Se poi ci sono singoli che vogliono cambiare nome, chiedo a loro perché non hanno fatto partecipare alle primarie i loro leader. E per quale motivo dovrebbero oggi imporlo a tavolino».

Bocciatura. Francesca Barracciu tende la mano a Sel, ma il nuovo segretario ha già fatto scattare la tagliola. «Noi ci confrontiamo sui programmi – dice Luca Pizzuto – e siamo pronti a valutare un candidato che possa essere espressione del partito di maggioranza all’interno della coalizione. Ma chiediamo a Francesca Barracciu di fare un passo indietro». Una bocciatura che complica il quadro all’interno del centrosinistra. La bufera imperversa in una coalizione ancora magmatica mentre le elezioni si avvicinano con passo rapido e la data del 2 marzo sembra sempre più probabile.

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