Cane legato all’auto e trascinato per chilometri

Un allevatore di Irgoli ha ucciso così l’animale che disturbava il suo gregge Intercettato dai carabinieri dopo essere uscito di strada, è stato denunciato

SINISCOLA. Padre e figlio hanno legato un cane alla loro auto e con una corda al collo lo hanno trascinato per alcuni chilometri. Fino a farlo morire tra atroci sofferenze. L’unica colpa dell’animale era quella di aver disturbato il suo gregge di pecore. Un allevatore di Irgoli è stato denunciato a piede libero dai carabinieri del nucleo radiomobile di Siniscola dopo essere stato sorpreso mentre con la sua utilitaria, a velocità sostenuta, stava trascinando lungo la strada che da Capo Comino porta a Irgoli un cane nero di grossa taglia. Un cucciolone che chissà per quanti chilometri ha provato a non soccombere correndo a perdifiato dietro l’auto alla quale era stato attaccato con una grossa corda legata attorno al collo. Ma l’auto ha continuato a correre, sempre più velocemente fino a quando il cane non è stramazzato sull’asfalto stremato. Morendo tra atroci sofferenze, letteralmente scuoiato.

Grande è stata la sorpresa dei carabinieri di una pattuglia della Compagnia di Siniscola, che stavano percorrendo la strada di Capo Comino per un normale servizio di perlustrazione, quando hanno incrociato l’auto dell’allevatore che rientrava a Irgoli dal suo ovile al confine con le campagne di Siniscola. «È bastato un attimo ai militari – ha spiegato il comandante della Compagnia di Siniscola, il capitano Andrea Senes – per notare qualcosa di strano dietro l’auto. Legato con una corda al gancio traino i carabinieri hanno intravisto una massa scura trascinata sull’asfalto. Hanno capito che era un animale, ma non sono subito stati in grado di capire di cosa si trattasse».

È stato sufficiente fare inversione di marcia e ripercorrere la strada a ritroso per raggiungere dopo qualche chilometro la Ford. Ferma sul lato della strada, con le ruote posteriori per aria e il muso infilato in una profonda cunetta. Forse dopo aver intercettato i carabinieri, il conducente ha tentato la fuga e probabilmente il cane ormai martoriato gli era finito tra le ruote facendogli perdere il controllo e uscendo di strada rovinosamente.

Dopo aver prestato i soccorsi ai due occupanti incastrati nell’auto, padre e figlio rimasti illesi, i carabinieri hanno notato il cane a brandelli e sanguinante a breve distanza e così hanno chiesto spiegazioni ai due sul motivo per il quale stessero trascinando il cane per strada. La loro risposta gli ha lasciati basiti: «Disturbava il bestiame e volevamo dargli una lezione» avrebbero detto per giustificarsi.

Parole che non meritano commenti e che dimostrano quanto a volte possa essere spietato l’animo dell’uomo. Dopo aver identificato il conducente e chiesto rinforzi, i carabinieri hanno cercato di soccorrere l’animale che respirava ancora e sembrava chiedere aiuto sgranando gli occhi. Malgrado il tempestivo intervento di un veterinario di Orosei, per il cane non c’è stato nulla e il medico ha solo potuto constatarne la morte. Avvenuta tra atroci sofferenze visto che l’asfalto gli aveva provocato gravissime escoriazioni in tutto il corpo.

Per l’autista della Ford e per il figlio minorenne, che viaggiava con lui e che forse suo malgrado ha dovuto assistere al triste e poco educativo spettacolo, è così scattata la pesante accusa di maltrattamento e procurata morte di animali, un reato che prevede una pena che va dai quattro mesi ai due anni di carcere.

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